Intervista del nostro Segretario Generale Salvatore Pellecchia alla rivista Mobility Magazine sul Trasporto Pubblico Locale.

16 Ottobre 201

Salvatore Pellecchia
Segretario generale della Fit-Cisl

Nel Tpl le gare non sono la panacea. Come Fit-Cisl non abbiamo una particolare av- versione alle gare per l’assegnazione del servizio nel trasporto pubblico locale, ma queste, per non nuocere alle lavoratrici e ai lavoratori del settore, devono preve- dere sia la clausola sociale sia la clausola contrattuale e, al tempo stesso, per con- sentire la riduzione dei costi, favorire le aggregazioni fra aziende.

Oggi in Italia esistono circa 1.200 aziende nel tpl e questo nanismo aziendale ha con- seguenze precise che sono sotto gli occhi di tutti: ci sono difficoltà per rinnovare il contratto di lavoro nei tempi stabiliti, prevedere accordi di welfare nelle aziende, fare economie di scala, avere biglietti integrati, rinnovare il parco mezzi e più in generale investire nel medio e lungo periodo in ricerca e innovazione.

Per fare un esempio eloquente, l’azienda di tpl francese Ratp ha ordinato recente- mente a una società del gruppo FCA auto- bus completamente elettici per un totale di 133 milioni di euro che saranno desti- nati alla città di Parigi. La fornitura è solo una frazione del totale di 800 bus a batteria facenti parte di un programma di ac- quisizioni da realizzarsi entro il 2025.

Una scelta del genere, ecologica, attraverso l’uso di mezzi più confortevoli e com- petitivi cambierà radicalmente il volto del trasporto pubblico nella capitale francese. In Italia, con un settore così frammentato, quando sarà possibile una simile scelta?

È giusto ricordare che nel nostro Paese c’è un problema di infrastrutture, anche dedicate al Tpl, e di accessibilità. Manca una piena interconnessione della rete. Nelle aree metropolitane ci sono problemi di congestione e di “colli di bottiglia: se non saranno risolti, non potrà migliorare la qualità del trasporto e non si potranno realizzare le necessarie riduzioni di costi. E questi problemi non si risolvono sempli- cemente affidando a soggetti diversi dagli attuali gestori le imprese di tpl.

Le due grandi questioni delle aggressioni al personale e dell’evasione tariffaria, contro cui come sindacato combattiamo da tempo, sono collegate indirettamente al problema del nanismo aziendale. Se infatti, come abbiamo dimostrato, aziende piccole non possono fare investimenti adeguati, ne consegue che non possono offrire un servizio di trasporto adatto alle esigenze dei viaggiatori, inclusi pendolari e studenti.

E l’inadeguatezza del servizio, dati alla mano, come è anche emerso nel nostro recente convegno sul tema “Riqualificare e rilanciare il trasporto pubblico: il nostro impegno per le nuove generazioni”, induce i passeggeri più incivili a non rispettare i mezzi obsoleti e a scaricare la loro insoddisfazione sui lavoratori in prima fila a contatto con il pubblico, cioè autisti, macchinisti, controllori, capitreno, bigliettai, addetti all’assistenza e via elencando. Come sindacato chiediamo che il Governo si faccia carico del problema, che non può essere demandato al solo sindacato, e apra un tavolo con noi e le aziende per ricercare insieme le soluzioni più idonee che favoriscano investimenti e aggregazioni nel settore.

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