Ecco perché abbiamo scioperato contro il Mobility Package


Il pacchetto normativo non è però tutto da buttare: il nostro lavoro per migliorarlo

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Le Segreterie nazionali di Fit-Cisl, Filt-Cgil, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl Fna lo scorso 7 gennaio hanno proclamato uno sciopero plurisettoriale di 4 ore per il 21 gennaio, che ha interessato le lavoratrici e i lavoratori dei settori del noleggio con conducente e del trasporto pubblico locale, alfine di contrastare le possibili modifiche ai regolamenti Ce n. 561/2006 e1073/2009 che saranno in votazione al Parlamento europeo.

IL Mobility Package è una proposta di modifica avanzata dalla Commissione europea dei trasporti (Tran) sulla quale si lavora da tempo, con all’interno novità normative riguardanti le condizioni di mercato e di lavoro dei trasporti di merci e persone. Da qui deriva l’intervento sui due regolamenti che disciplinano la normativa citata, appunto il 561/2006 e il e 1073/2009, che nel trasporto pubblico locale e nel noleggio di autobus si applica a tutti servizi di percorrenza superiore ai 50km, cioè il trasporto extraurbano del tpl e la lunga percorrenza.

È opportuno analizzare i due regolamenti sottoposti a modifica, per la parte inerente il nostro settore. La modifica proposta nel regolamento n. 561/06 (che disciplina i tempi di guida e il riposo del personale viaggiante dell’autotrasporto persone e merci) prevede una flessibilità che porterebbe a un aumento esponenziale delle ore di guida e una compressione di quelle di riposo. Tale novità, di fatto, non solo deteriorerebbe le condizioni di vita e di lavoro dei conducenti, ma amplificherebbe anche in modo inaccettabile i rischi per la salute e sicurezza dei conducenti e degli utenti del servizio e della strada.

Per quanto riguarda il regolamento1073/09, lo scorso novembre, nell’ambito della presentazione della seconda parte del Mobility Package, la Commissione europea ha pubblicato una proposta di modifica che stabilisce norme comuni per l’accesso al mercato internazionale dei servizi di trasporto effettuati con autobus. La proposta prevede l’estensione delle disposizioni del regolamento ai mercati nazionali degli Stati membri e rischia di alterare gli equilibri interni ai singoli paesi. La soppressione del requisito di stabilimento nello Stato membro in cui vengono prestati i servizi (sia regolari che occasionali), infatti, creerebbe nel settore del trasporto viaggiatori le stesse distorsioni della concorrenza già esistenti nel settore dell’autotrasporto-trasporto merci, con un effetto dirompente per l’intero segmento di attività del trasporto di persone urbano, extraurbano e turistico.

Inoltre, l’applicazione del nuovo impianto normativo, così com’è pensato,

genererebbe l’innalzamento del parametro chilometrico per il rilascio delle autorizzazioni necessarie allo svolgi-mento dei servizi di trasporto regolare nazionale e internazionale, portandolo in Italia a 100/120 km. Questo innalzamento, che riguarda la maggior parte del servizio stradale di trasporto persone, determinerebbe una sovrapposizione con i servizi di tpl, soggetti non solo a diverse regole in tal senso, ma anche a regolamentazione e compensazioni diverse nell’ambito di contratti di servizio pubblico.

E ancora, diversamente da quanto previsto nel regolamento Ce 1073/2009 in vigore, la nuova proposta prevede la completa liberalizzazione delle operazioni di cabotaggio per i servizi regolari, attraverso la soppressione del vincolo della loro effettuazione unicamente nell’ambito di un servizio internazionale. Questa modifica com-

porterebbe una deregolamentazione completa del mercato, spingendo gli attori interessati verso la concorrenza sleale e il dumping sociale.

Unitamente alle altre Segreterie nazionali, con i due settori interessati, tpl e trasporto merci su strada, fortemente preoccupati delle modifiche proposte che, in caso di voto favorevole, comporterebbero un sistema di liberalizzazione fortemente penalizzante per il mantenimento dell’occupazione e la riduzione dei riposi dei conducenti, abbiamo anche inviato una richiesta d’incontro urgente al Ministro dei Trasporti, al fine di evidenziare alla politica nazionale le nostre preoccupazioni e evidentemente chiedere una presa di posizione forte e chiara.

Non avendo ricevuto alcun cenno di convocazione nell’immediato, abbiamo deciso di chiedere direttamente audizione ai nostri Europarlamentari che fanno parte della Commissione trasporti europea e che saranno, quindi, direttamente interessati al processo di approvazione. Il 9 gennaio, proprio il giorno precedente alla prima data di voto sul pacchetto che riguarda la 561/06, abbiamo incontrato a Bruxelles, nella sede del Parlamento europeo, alcuni dei nostri Parlamentari ai quali abbiamo rappresentato le nostre preoccupazioni unitamente alle nostre richieste su cosa andava respinto sul pacchetto mobilità. Va precisato, infatti, che non tutto il contenuto è da rigettare: in seguito a una accurata analisi da parte nostra unitamente all’Etf (la Federazione europea dei lavoratori dei trasporti, a cui la Fit-Cisl aderisce) si può affermare che alla gran parte delle norme si può dare un parere favorevole.

Abbiamo dunque rappresentato le nostre richieste, su quattro punti imprescindibili:

  •  mantenere la stessa normativa sul riposo delle due settimane come è ora (561/06 – richiesta di pertinenza dell’autotrasporto merci);
  • vietare tassativamente il riposo in cabina (richiesta di pertinenza dell’autotrasporto merci);
  • flessibilità di orario di lavoro e rientro del mezzo nella propria nazione accordi bilaterali (richiesta di pertinenza di trasporto pubblico locale e noleggio);
  • rigetto completo della norma1073 (richiesta di pertinenza di trasporto pubblico locale e noleggio).

Gli Europarlamentari con i quali abbiamo parlato hanno capito le nostre ragioni e hanno tutti condiviso la linea da tenere. Ci hanno però evidenziato una situazione di assoluta confusione all’interno dei gruppi parlamentari sulla materia, per cui resta incerto l’esito votazioni programmate nel mese di gennaio, sia quelle che riguardano la sola Commissione che quelle che riguarderanno il voto in plenaria dell’intero Parlamento.

È opportuno precisare che, qualora non si giunga a un accordo che possa essere soddisfacente, se alla fine dell’iter di approvazione si registrerà un voto complessivamente negativo dell’intero pacchetto, il tutto passerebbe alla prossima legislatura europea. Ipotesi, questa, che evidentemente, alla luce di una lettura complessiva mente positiva del pacchetto, sarebbe negativa. Certamente ancor più grave sarebbe l’ipotesi che vengano invece approvate le norme sopra descritte, che sarebbero devastanti al loro recepimento, per il nostro settore e non solo.

A questo punto, in una situazione di grande confusione politica nell’istituzione europea per quanto riguarda l’argomento qui trattato, con il rischio concreto che alcune norme presenti in un percorso di revisione normativa vadano ad incidere su condizioni di lavoro, occupazionali e di sicurezza, avendo messo in campo tutte le azioni al fine di ricevere garanzie, ma non potendo raggiungere questa condizione, l’unica azione che ci è rimasta è stata quella di chiamare i lavoratori alla mobilitazione, cercando di coinvolgere anche tutti gli utenti del servizio e della strada. Queste sono le motivazioni dello sciopero proclamato per il 21 gennaio, che sono poi le stesse alla base della protesta del 14 gennaio proclamato per il trasporto merci su strada.

 

 

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