Proposte concrete, silenzio irreale

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Manifestazione

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Immerso nella realtà virtuale di un 2019 ”bellissimo”, il premier Conte non è ancora riuscito ad affrontare la – quella sì bellissima – realtà del popolo del lavoro che sabato scorso ha riempito le strade di Roma sotto le bandiere di Cgil Cisl Uil. Una occasione immediata il premier l’ha sprecata ieri, non invitando i sindacati lucani all’incontro di Potenza sul Contratto istituzionale di sviluppo per la Basilicata. I segretari generali regionali hanno comunque trasmesso al presidente del Consiglio un documento in cui spiegano le priorità della regione. Proposte concrete, come sempre. Come quelle che Furlan, Landini e Barbagallo hanno rilanciato con forza dal palco di Piazza San Giovanni. I sindacati hanno confermato il giudizio negativo sulla manovra, ”miope e recessiva”, insistendo sulla necessità di creare lavoro, rilanciare gli investimenti, fare una vera riforma delle pensioni, rivedere il sistema fiscale. Bene Quota 100, che però lascia fuori chi non arriva a 38 anni di contributi. Sì alla lotta alla povertà, ma il reddito di cittadinanza è ”un ibrido” con le politiche del lavoro. Priorità condivise peraltro da gran parte del mondo delle imprese. E in piazza era fisicamente presente Confindustria Romagna dove è forte la preoccupazione per lo stop alle trivelle.

Ora il governo ha una chance per cambiare linea economica. Ma senza riscontri, il sindacato è pronto ad andare avanti con la mobilitazione. Il persistere del silenzio da Palazzo Chigi (a parte qualche neanche comica battuta) sarebbe davvero assordante e politicamente poco intelligente. A sei anni di distanza all’ultima manifestazione unitaria (era il 22 giugno 2013 quando scesero in piazza, sempre di sabato, con lo slogan ‘Lavoro è democrazia’), Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato quella che si può considerare tra le più grandi e partecipate manifestazioni degli ultimi decenni a Roma.