L’accordo sul diritto di sciopero è una conquista di tutti


 

Il documento che abbiamo firmato è storico, ma la situazione è ancora in evoluzione

page1image2892656

di Eliseo Grasso                                                                     Coordinatore nazionale Fit-cisl                                                  Mobilità tpl

      Il 28 febbraio 2018 è una data da ricordare. Quel giorno, infatti, le Segreterie nazionali di Fit-Cisl, Filt-Cgil, Uiltrasporti e Ugl Autoferrotranvieri hanno sottoscritto con le associazioni datoriali Asstra, Anav e Agens uno storico accordo sulla regolamentazione del diritto di sciopero nel trasporto pubblico locale.

Il contesto

     Da circa vent’anni non si era mai giunti prima d’ora a un’intesa tra le parti che regolamentasse questa delicata materia. Infatti lo sciopero, garantito dall’art. 40 della nostra Costituzione, regolamentato per i servizi essenzialidalla legge 146/1990 modificata dallalegge 83/2000, vede in vigore nel tpl una regolamentazione provvisoria dall’anno 2002, emanata dalla Commissione di Garanzia con delibera n.02/2013 e successive modifiche, chenel corso degli anni si sono aggiunte. Come noto, la regolamentazione è sempre avvenuta attraverso delle “imposizioni” deliberate dalla Commissione stessa. Inutile sottolineare ladifferenza tra agire rispettando regoleimposte da un soggetto terzo oppure condivise tra gli attori principali.

      Certamente, la situazione è stata sbloccata dopo anni dalla proposta di delibera 01/2018 della Autorità, la quale lo scorso gennaio ha formulato una revisione della regolamentazione provvisoria notevolmente peggiorativa, evidentemente per far fronte al disagio che tanti scioperi, dichiarati da organizzazioni sindacali con scarsa rappresentatività, stanno causando ai cittadini soprattutto nei grandi centri, Roma su tutti.

     Val la pena sottolineare che a nulla sono valse le numerose audizioni di organizzazioni sindacali e associazioni datoriali fatte dalla Commissione a dicembre scorso – prima, quindi, della proposta di delibera nelle quali, seppur con toni diversi, si è più volte sottolineato che l’intervento su alcune problematiche poste dall’Autorità non avrebbero trovato risoluzione con un ulteriore restringimento delle regole. La Fit-Cisl, nello specifico, ha dichiarato che sarebbe stato opportuno intervenire sulle cause che generano iconflitti, cioè sugli atteggiamenti talvolta di indisponibilità delle aziende di far fronte agli incontri previsti dalla regolamentazione in atto, finalizzati a trovare soluzioni per evitare chela vertenza sfoci in un conflitto. Conforza abbiamo sostenuto che il legi-slatore dovrebbe trovare finalmente ilcoraggio di intervenire sul concetto di rappresentatività per quanto riguarda

il diritto di sciopero: non è possibile che chi ha una rappresentanza che conta lo zero (virgola) in grandi aziende che operano in grandi centri possa essere messo sullo stesso piano di chi, nelle stesse aziende, ha una rappresentanza che conta percentuali parecchio superiori. Abbiamo inoltreevidenziato dati, grafici, ricerche, cheattestavano che l’incidenza di scioperieffettuati dalle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto nazionale avevano un impatto enormemente basso rispetto a quelli attuati da altri soggetti. Ma, come detto, tutto è stato assolutamente inutile.

Nella citata delibera, la Commissione esprime la volontà di intervenire in modo bipartisan, colpendo sia i rappresentanti dei lavoratori sia le aziende. Per la parte che attiene a noi, evitando di sottolineare i vari punti, peraltro molto tecnici, che sarebberostati modificati, possiamo tranquillamente affermare che il contenuto della delibera, qualora fosse entrata in vigore, avrebbe di fatto impedito alle organizzazioni sindacali di proclamare scioperi andando ad allungare i tempi tra uno sciopero e l’altro, senza intervenire su chi avrebbe eventualmente la precedenza a occupare una data per la protesta, senza nessun accenno alle cause che generano il conflitto, alla rappresentatività, a sanzioni nei confronti di chi non rispetta le varie fasi di confronto per evitare lo sciopero. In altre parole, un testo inaccettabile.

     Le trattative tra le organizzazioni sindacali che sottoscrivono il contratto nazionale e le associazioni datoriali si sono svolte lo scorso febbraio in modoserrato per scongiurare la definitivaentrata in vigore della delibera. Le parti hanno avuto una base di confronto che è stato un mix tra quello che ha regolamentato il settore in tanti anni e quello che la                 Commissione proponeva nella citata proposta di delibera. Non si poteva, infatti, ignorare quello che la Commissione si apprestava a varare, pur se era non condiviso. In questi casi, utilizzando un gergo sportivo, si può dire: «Si gioca in difesa non essendoci le condizioni per giocare in attacco».

I contenuti dell’accordo

Il 28 febbraio, dunque, si giunge all’intesa di cui riportiamo di seguito i quattro punti salienti: sono ristabiliti i 10 giorni di rarefazione oggettiva scongiurando il pericolo di potereffettuare non più di 13 scioperi l’anno (la delibera portava il tetto a 20 giorni); è ripristinata la negoziazione tra le parti per individuare il bacino d’utenza (ristretta nella proposta di delibera); è esclusa la possibilità di lasciare in capo alla Commissione la possibilità di individuare periodi di franchigia in occasione di eventi eccezionali (lo decideranno le parti); è evitata la possibilità di trattare i rego- lamenti di servizio, laddove inesistenti, con chiunque proclami lo sciopero (si farà solo con le rsu/rsa o, in mancanza, con le organizzazioni firmatarie del ccnl).

Il parere della Commissione

Così come previsto dalla legge, l’accordo firmato è stato inviato dalleparti alla Commissione di Garanzia che dovrà esprimere un parere di validazione o di eventuali osservazioni in merito. Purtroppo l’esito di tale parere non era scontato e si è concre- tizzato il timore che avevamo e cioèche neanche l’intesa fosse sufficientea scardinare dalla testa di qualcuno i convincimenti su come intervenire sul problema. L’esito della valutazione è stato comunicato a tutte le parti in causa nei primi giorni del mese di aprile: la Commissione, pur apprezzando il 90% del testo, interviene ancora una volta, attraverso una nuova proposta di delibera, su tre articoli dell’accordo, riportando in uno di questi il numero di giorni della

rarefazione oggettiva a venti. L’Autorità dunque di fatto conferma la sua idea, ignorando completamente la volontà delle parti. Inoltre, ha convocato in audizione sul tema, entro i quindici giorni previsti dalla legge, tutte le organizzazioni sindacali presenti nel tpl, mettendo quindi sullo stesso piano le sigle minori e i sindacati che con senso assoluto di responsabilità hanno lavorato per giungere a un’intesa con le controparti.

La vicenda è quindi ancora in corso mentre questo giornale va in stampa e non sappiamo come si potrà concludere. È certamente doveroso, però, ricordare a tutti e divulgare il più possibile come si sono svolti in fatti chehanno comunque portato alla firmadi un accordo storico.

N. 4 – Aprile 2018

I gruppi di lavoro di Fit e Cisl sullo sciopero

      Il Dipartimento Mobilità della Fit-Cisl continuerà a perseguire la sua idea rispetto alla regolamentazione del diritto di sciopero. Infatti, nonostante siamo stati i principali attori , nel raggiungere l’intesa con le controparti dell’accordo del 28 febbraio 2018, rimaniamo convinti che probabilmente è giunto il momento di giocare la partita in attacco.

     Non regge più un sistema in cui chiunque può decidere di proclamare uno scio- pero, a volte su questioni superate, chiamando di fatto i lavoratori e le loro fami- glie a un sacrificio economico. È ora che qualcuno intervenga nei confronti di chi non sente questo senso di responsabilità. La nostra organizzazione ha sempre visto lo sciopero come ultimo atto di una vertenza: noi siamo il sindacato che contratta, che porta i risultati ai lavoratori attraverso gli accordi siglati. Prendiamo le distanze, soprattutto nel tpl, da chi ha l’esclusiva finalità di far perdere reddito ai lavoratori senza, tra l’altro, avere poi la responsabilità di sedersi a un tavolo di trattativa. Lamentarsi è facile: siamo capaci tutti! Così come prendiamo le distanze dalle aziende che, in barba ad accordi e regole, rifiutano un confronto o lo fanno con la logica di ottenere solo il risultato che si sono prefissate. Prendiamo le distanze da chi avrebbe il dovere di intervenire su queste materie e non lo fa.

     Allora, è giunto il momento di aprire un confronto diverso su come arginare le problematiche, trovando soluzioni efficaci. Oggi, purtroppo, gli unici risultati efficaci che otteniamo sono la perdita di reddito di chi sciopera e il disagio che si crea a chi evidentemente nella vertenza non ha responsabilità e che, se al contrario si schierasse con i lavoratori, potrebbe fare la differenza: l’utenza. Il tema all’interno della nostra organizzazione è talmente sentito che, oltre ad attivare un gruppo di lavoro del Dipartimento Mobilità della Fit che si confronterà sulla questione, anche la Confederazione darà il via a un tavolo di lavoro con il coinvolgimento di tutte le categorie interessate dalla materia, tra cui la nostra.

     L’auspicio è quello di elaborare proposte che possano essere presentate e condivise per intervenire con efficacia in merito.

 

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...