QUANDO SI INDOSSANO OCCHIALI STRABICI PER LETTURE DISTORTE


Lorenzo Pomini
Segretario Generale
CISL USR Trentino Schermata 2018-03-14 alle 21.25.11

Nel leggere alcuni commenti ai risultati elettorali del 4 marzo, trovo curioso provare a trascinare il sindacato dalla parte di quelli che le elezioni le hanno perse. Insomma, anche noi avremmo contribuito ad edulcorare la situazione reale, mentre tutti ci sentiamo precari.
Potrei brevemente liquidare questi goffi tentativi richiamando ad una lettura più attenta dei nostri documenti e delle nostre azioni, e di come il sindacato confederale trentino non ha mai nascosto le realtà di disagio pur tenendo il punto sulle tante cose positive fatte nella nostra comunità, ma per chi si sta preparando alle prossime votazioni provinciali con la smania di invertire il ventennale ciclo del centro sinistra autonomista, ci saranno sempre occhiali strabici da indossare per dare letture distorte.
E poi, diciamolo chiaro, il sindacato come molte associazioni di rappresentanza ancora organizzate sul territorio, dà tanto fastidio ad una politica sempre più personalizzata dietro pochi leader (che vorrebbe rappresentare il “popolo”)  ma che si guarda bene nel darsi una struttura in grado di mantenere costantemente rapporti col popolo e le periferie.
Già tale contraddizione, questa concezione su modelli organizzativi e democratici fondamentalmente contrapposti di rappresentanza, rende quindi arduo trovare un minimo comun denominatore per valutare serenamente cosa è stato fatto e mettere almeno un po’ di responsabilità nella prossima visione della autonomia trentina, la vera sfida per i neoeletti parlamentari e per i prossimi consiglieri provinciali.
Questo è il vero problema da affrontare, a prescindere da tutto, e poco aiuta l’uso dei social network che sono solo dei “comunicatori ad usum delphini” piuttosto che l’agorà necessaria per sviluppare intelligenza, dibattito, proposte e soprattutto la responsabilità necessaria per gli interessi della comunità, più forti di quelle dei singoli che invece vengono fatti sembrare prevalenti a tutto.
Arriviamo così all’altro punto cruciale: come la personalizzazione della politica, cerchi furbescamente di dare pulsioni di democrazia con l’uso della funzione notarile, cioè il mettersi in ascolto per poi riportare i “mal di pancia” possibilmente usandoli contro l’avversario politico, piuttosto che cercando la cura per guarire la malattia, che invece viene continuamente amplificata per dire che tutto è sbagliato, tutto è da rifare! Ormai dal 1994, anno della discesa in campo del centro destra a trazione berlusconiana, l’alternanza politica ha prodotto la distruzione ed il rifacimento di quanto prodotto dal governo precedente.
Ciò ha causato sempre più confusione legislativa e normativa, arroccamento delle diverse coalizioni politiche che non consente sintesi responsabile se non in rarissime occasioni, col risultato di amplificare la diffidenza verso il nostro paese da parte di troppi investitori, anche locali, e quindi far diventare sempre più velleitario ogni tentativo di ripresa economica, occupazionale, sociale.
Qui sta la differenza, questa sì vera e forte, con l’agire del sindacato confederale, “condannato” a dar prova di irrimediabile responsabilità, pur nella sua rappresentanza parziale, nell’affrontare con sano pragmatismo le sfide della crisi e della ripresa, delle nuove tecnologie e dell’obsolescenza professionale, dell’elite professionali che chiedono nuovi riconoscimenti alle aziende e il popolo rappresentato da chi il lavoro l’ha perso o non l’ha mai avuto oppure ce l’ha precario, delle aziende che vogliono più qualità e flessibilità ma pagandola sempre meno, di un senso del collettivo e del sociale che sembra sempre più ostacolo da rimuovere per l’affermazione dell’io, tranne quando capita qualche brutta cosa nella vita e allora conviene rivalutare lo “stare insieme”.
Dire che ci sono delle cose che vanno bene perché gli attori della rappresentanza sociale hanno potuto dispiegare le loro energie e responsabilità assieme alla maggioranza politica ed al governo di turno, non significa rinnegare i problemi, ma affrontarli e risolverli partendo da un assunto per noi importante: assieme! Chi pensa di far da solo, di avere la ricetta buona per tutto, iniziando a demonizzare quanto fatto da chi lo ha preceduto, ha già iniziato male il suo percorso: alla fine resterà vittima delle sue parole e dei suoi slogan, le illusioni che andrà a generare gli si ripercuoteranno contro quando si riveleranno delusioni.
Ne sa qualcosa l’ultimo, il rottamatore, finito rottamato: anche le parole hanno un peso, contano nell’immaginario collettivo, sia nelle premesse che nei titoli di coda.

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