Domande Ape Social oltre il tetto previsto


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Inps: 66.409 le istanze presentate per anticipo pensionistico e lavoratori precoci

     Sono 66.409 le domande presentate per accedere all’Ape social e al pensionamento anticipato per i lavoratori precoci (39.777 richieste per Ape social e 26.632 per i precoci).

     È stato così superato, fa sapere l’Inps, il tetto previsto per quest’an – no, pari a 60mila unità. L’Inps ha tracciato anche la distribuzione sul territorio: il maggior numero di domande è stato presentato in Lombardia (11.048), seguita dal Veneto (6.701), dalla Sicilia (5.608), dal Piemonte (5.568), dall’Emilia Romagna (4.865), dal Lazio (4.594) e dalla Toscana (4.566). La tipologia di aventi diritto più rappresentata è quella dei lavoratori disoccupati con 34.530 domande, seguiti dagli addetti alle mansioni difficoltose (15.030). Soprattutto uomini. Meno di una domanda su quattro, infatti, è stata presentata da una donna, precisamente il 23,2% (15.400 su 66.409).

     Le donne che hanno presentato la domanda per l’Ape sociale – sottolinea l’Inps – sono state 11.668, contro le 28.109 degli uomini; mentre le domande per la certificazione per lavoro precoce, sono state presentate da 22.900 uomini e da 3.732 donne.

      L’Ape social è riconosciuta a disoccupati e disabili con almeno 63 anni e 30 di contributi e con ammortizzatori sociali esauriti. Gli anni di contributi salgono a 36 per chi svolge lavori gravosi (infermieri, maestre d’asilo, macchinisti, facchini).

      Sono invece definiti lavoratori precoci coloro che hanno lavorato almeno 12 mesi prima dei 18 anni e hanno maturato almeno 41 anni di contributi. Nel complesso per il 2017 il Governo ha previsto l’uscita di circa 60mila persone (35mila con Ape sociale e 25mila precoci). Per l’Ape le domande per il 2017 andranno accolte entro una spesa di 300 milioni di euro.

      La graduatoria per l’Ape sarà messa a punto entro il 15 ottobre.

      E in caso di risorse insufficienti avranno la priorità coloro che sono più vicini alla pensione di vecchiaia. La misura, comunque, è prevista anche per il prossimo anno (per la seconda tranche le domande dovranno essere presentate entro fine marzo 2018) e non è da escludere un ampliamento della platea che sarà oggetto di verifica nel confronto tra Governo e sindacati sulla fase due dell’intesa del 28 settembre 2016.

     Nel frattempo, però, c’è un nodo importante ancora da sciogliere che riguarda il congelamento dell’aumento automatico dell’età di pensionamento legato all’aumento dell’aspet – tativa di vita.

     Per il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che avversa fortemente una soluzione del genere, caldeggiata invece dai sindacati e dai presidenti delle commissioni lavoro di Camera e Senato, Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, il blocco a 67 anni dal 2021 comporterebbe 141 miliardi di spesa in più da qui al 2035, quasi interamente destinati a tradursi in aumento del debito pensionistico implicito (dato che, secondo Boeri, l’uscita prima del previsto non verrebbe compensata, se non in minima parte, da riduzioni dell’importo delle pensioni).

     Una lettura, quella di Boeri, che secondo Damiano e Sacconi muove da ”un presupposto inesistente che la rende totalmente inutile”. ”Non abbiamo proposto la cancellazione del collegamento tra età di pensione ed aspettativa di vita – dicono i presidenti di commissione -masolo la sua rimodulazione temporale per alleggerire l’allungamento dell’età lavorativa, di circa sei anni, sulla generazione già adulta all’atto dell’approvazione della riforma Fornero e per aprire, nel frattempo, una più generale riflessione su un sistema previdenziale disegnato nel presupposto del vecchio mercato del lavoro che garantiva stabilità e continuità nei percorsi occupazionali”.

     Insomma, si tratta di un congelamento, in vista di un ripensamento strutturale del sistema previdenziale. Nè più nè meno di quanto chiedono i sindacati, che ieri hanno espresso la loro posizione sull’argomento anche alla segreteria del Pd.

Francesco Gagliardi

 

 

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