”Sciopero intelligente” Quella proposta sblocca Paese


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Trasporti. Confronto politico e sociale aperto sulla necessità di rivedere la legge 146/90

Lo sciopero di venerdì scorso nei trasporti, proclamato da sigle anche molto piccole ma capaci di bloccare il Paese, ha rilanciato con forza il dibattito sulla necessità di cambiare regole che stanno mostrando da tempo i loro limiti senza peraltro abbassare il livello di conflittualità. Il peso degli scioperi continua a ricadere sui lavoratori e sui cittadini. E così quello che è un diritto essenziale e indiscutibile troppo spesso viene praticato in modo inutile e dannoso, senza obiettivi chiari e rivendicazioni serie. La Cisl, attraverso la segretaria generale Furlan, si è detta d’accordo con il Commissario Gubitosi: è da irresponsabili in un venerdì estivo fare sciopero all’Alitalia sapendo, tra l’altro, le condizioni dell’azienda e lo sforzo che si sta facendo per rimetterla in sesto. E’ assolutamente negativo per l’impresa e per i lavoratori e per il turismo. Due anni fa la Fit Cisl ha presentato in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare sullo ”sciopero intelligente”. In sostanza: servizio gratuito per i cittadini nelle fasce di garanzia durante le giornate di sciopero e dirottamento dei fondi pubblici per quella giornata nei fondi di riqualificazione a sostegno delle crisi aziendali. La proposta di legge intende modificare la legge 146/90 sugli scioperi relativamente alle imprese sovvenzionate con contributi pubblici. I tempi sono maturi per una legge sulla rappresentanza, per decidere chi ha il diritto di rappresentare i lavoratori e quali sono le soglie”, ha ribadito il ministro dei Trasporti Delrio. Un referendum contro la ”dittatura delle minoranze” è proposto dal senatore del Pd Pietro Ichino, autore del disegno di legge che dovrebbe disciplinare le regole sugli scioperi. Referendum, spiega Ichino, da attivare solo quando a proclamare lo sciopero sia una coalizione sindacale minoritaria nell’azienda o nel settore. E anche il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, invoca una stretta non su diritti ma sulle modalità: vanno fermati i Cobas, solo le sigle rappresentative devono poter proclamare una agitazione. Damiano si dice convinto che su questo tema ci siano le condizioni per in largo consenso parlamentare.

Giampiero Guadagni

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