Driverless,arischio oltre 4 milioni di posti


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Trasporti. Entro 10 anni potrebbero entrare in servizio i primi camion senza conducente

Oltre quattro milioni di posti di lavoro a rischio nel settore dei trasporti fra Stati Uniti e Europa. La nuova tecnologia degli autoveicoli senza conducente, su cui sempre più case produttrici stanno investendo, promette di rivoluzionare il mondo dei trasporti entro il 2030. Un processo inevitabile che comporterà molti miglioramenti a livello produttivo, di sicurezza e di impatto ambientale, ma che implicherà inevitabilmente degli effetti negativi sull’occupazione. Il processo di transizione dovrà essere opportunamente governato secondo l’Itf, il Forum internazionale dei trasporti, che ha curato, insieme all’Itwf, il sindacato mondiale dei trasporti, all’Iru, sindacato mondiale del trasporto su strada, all’Ocse e all’Acea, l’Associazione europea dei produttori di autoveicoli, un rapporto in cui si analizzano le sfide poste da un’evoluzione che può definirsi epocale. Non dovremo aspettare molto per vedere i primi camion senza conducenti sulle nostre strade. Forse meno di dieci anni, considerando che mezzi auto- conducenti sono già oggi operativi in aree ristrette, come porti e miniere, mentre in Europa e Usa è già iniziata la fase di sperimentazione sulle strade pubbliche. Una vera rivoluzione che preoccupa non poco i sindacati globali: “Dobbiamo evitare – ha spiegato Steve Cotton, segretario generale Itwf – difficoltà eccessive per i conducenti di camion e garantire che i vantaggi derivanti dalla tecnologia siano equamente condivisi in tutta la società visto che i nuovi veicoli minacciano di avere ripercussioni sulle carriere e sulla vita di milioni di autisti professionisti”. Il settore del trasporto su strada dovrebbe impiegare, secondo le stime del rapporto, circa 6,4 milioni di persone nel 2030. Se la tecnologia driverless dovesse evolversi compiutamente per quella data, così come previsto, fra i 3,4 e i 4,4 milioni di posti di lavoro risulterebbero ridondanti. Il calcolo effettuato nel rapporto si basa sugli attuali dati occupazionali, senza tener in conto l’avvento della nuova tecnologia mentre, se si calcolasse l’effetto dissuasione, a causa del quale molte persone potrebbero desistere dal cercare impiego nel settore, le ridondanze potrebbero essere calcolate in oltre due milioni. Insomma, anche nel migliore dei casi, l’impatto sul mercato del lavoro sarebbe da definirsi “socialmente negativo”. Considerando gli effetti della nuova tecnologia driverless, il rapporto auspica un impegno preventivo da parte degli attori coinvolti per governare in maniera congiunta la transizione. Non sarà infatti sufficiente offrire un semplice supporto agli autisti disoccupati ma sarà necessario affrontare il problema dal punto di vista della riqualificazione professionale. I governi dovrebbero al più presto, si rileva nel rapporto, formare un “transiti – on advisory board”, composto da sindacati, case produttrici, business del trasporto e autorità governative per studiare l’evoluzione in corso e facilitare il periodo di transizione, in particolare per i lavoratori. Un altro elemento fondamentale della transizione è composto, si sottolinea ancora nel rapporto, dal processo di adeguamento e di armonizzazione delle regole di operatività dei veicoli che dovrà avvenire necessariamente a livello continentale e, auspicabilmente, a livello globale. L’evoluzione del sistema dei trasporti avviene in un momento in cui sempre meno giovani risultano attratti dalla professione del conducente di mezzi pesanti. Al contempo, la nuova tecnologia driverless permetterà di risparmiare moltissimo sul costo del lavoro che ammonta al 35%-45% delle spese per il trasporto. In questo contesto, è molto probabile che gli autisti del futuro verranno impiegati quasi esclusivamente per le ultime fasi del trasporto, nelle fasi di scarico e negli spostamenti all’interno delle città. La rivoluzione driverless non riguarderà però solo il settore del trasporto di merci. Anche le grandi case produttrici di autoveicoli si stanno attrezzando per immettere sul mercato veicoli autonomi. General Motors prevede di lanciare il primo modello driverless in cinque anni mentre Ford e Bmwsi sono posti come termine ultimo il 2021. Altre case produttrici stanno nel frattempo lavorando a modelli di autobus per il trasporto di persone e a macchinari agricoli capaci di operare senza conducenti.

Manlio Masucci

Un pensiero su “Driverless,arischio oltre 4 milioni di posti

  1. Sinceramente, rimango un po’ perplesso: non per la notizia del “driverless” che non è una novità, ma da come viene affrontata la “novità” da parte sindacale. L’articolo è ripreso da Conquiste del Lavoro, quotidiano CISL. A leggere questo sembra che il problema riguardi solo la categoria dei camionisti; a me sembra che riguardi tutto il mondo dei trasporti e quello che mi rende sempre più dubbioso sulle capacità dei dirigenti sindacali è che fino adesso non siano stati in grado di proporre una politica dei trasporti al di là delle logiche di settore. Adesso siamo preoccupati su come collocare i camionisti quando l’operazione “driverless” sarà conclusa. Forse sarebbe stato meglio, a suo tempo, chiedere una ripartizione modale del trasporto merci e di persone un pochettino più sensata e sostenibile sotto tutti i punti di vista. Chi ha orecchio per intendere, intenda. Fraterni saluti a tutti.

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