LALIBERTÀ DI STAMPA NON È UN DIRITTO ACQUISITO


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Mattarella: necessario proteggere i cronisti che subiscono minacce e intimidazioni

La XXIV Giornata mondiale della libertà di stampa, celebrata ieri in concomitanza con la X Giornata della Memoria dei giornalisti uccisi da mafia e terrorismo, è stata l’occasione per ribadire i principi fondamentali della libertà di stampa, per fare il punto sulla professione giornalistica e l’indipendenza dei media e per rendere omaggio ai giornalisti che hanno perso la vita nell’esercizio della loro professione. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio al presidente dell’Unione Nazionale Cronisti Italiani, Alessandro Galimberti, rinnovando il suo ”commosso pensiero alla memoria di tutti coloro che, animati dall’irrinunciabile valore della libertà di stampa, non si sono piegati alla sopraffazione e hanno rifiutato l’omertà, fino al sacrificio della loro vita”. ”Molti nostri cronisti – ha affermato Mattarella – sono stati uccisi, in Italia e all’estero, mentre svolgevano il loro lavoro per il bene della collettività. Uomini e donne di cui dobbiamo onorare la memoria per sottolineare quanto importante sia il valore della ricerca della verità. Giornalisti che con le loro inchieste hanno contribuito a combattere l’illegalità a svelare affari e collusioni della criminalità organizzata, a fare luce su traffici illeciti e denunciare gli orrori delle guerre. Per questo – ha concluso il capo dello Stato – va ribadita con determinazione la necessità di proteggere i cronisti che subiscono minacce e intimidazioni. Sono voci da tutelare perchè espressioni di una democrazia matura che non ha paura della verità”. La Federazione nazionale della stampa italiana ha promosso tre manifestazioni: a Reggio Calabria, Torino e Milano. A Reggio Calabria, il vice presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Santino Franchina, ha lanciato un appello per tutelare la professione giornalistica: ”Solo con l’unità – ha detto Franchina – potremo affrontare questa tempesta perfetta che rischia di mettere in crisi ogni nostra attuale certezza”. Poiché, ha spiegato, ”in un’epoca di ’fake news’ si rischia di passare dalla società dell’informazione ad una società della disinformazione”. A Torino, dove è stato ricordato l’agguato mortale delle Brigate Rosse al vicedirettore de La Stampa Carlo Casalegno avvenuto nel capoluogo piemontese quarant’anni fa, il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte, Alberto Sinigaglia, è andato di piatto: ”Molti dicono che il giornalismo è morto perché in realtà vogliono che sia così. Sarà invece il giornalismo, quello che ci ha insegnato Casalegno e tanti come lui, che sarà in grado di distinguere il vero dal falso”. Difficile dargli torto. Anche da parte di chi, come Beppe Grillo, trova più semplice iscrivere il nome dei giornalisti sgraditi sull’ostrakon mediatico del suo blog piuttosto che alzare lo sguardo dalla punta dei piedi ai veri padroni dell’informazione e a quelli che vogliono indebolire il ruolo della professione giornalistica per spacciare più facilmente ogni tipo di bufala via web. Comunque, secondo il presidente nazionale dell’Unci (l’associazione dei cronisti) Alessandro Galimberti, ”stanno maturando le condizioni perché quello che è accaduto possa di nuovo riaccadere.

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