Fabbriche da medioevo


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Denuncia Ituc sulle condizioni di lavoro degli operai Samsung che producono ilGalaxy 8 Il nuovo smartphone Galaxy 8 della Samsung è pronto ad essere lanciato sul mercato. Un vero gioiello dell’elettronica ma non certo all’avanguardia in materia di rispetto dei diritti dei lavoratori, secondo la denuncia dell’Ituc, la Confederazione Internazionale dei Sindacati, che attacca frontalmente l’azienda coreana accusandola di pratiche antisindacali e gravi abusi ai danni dei suoi dipendenti. Le recenti indagini effettuate dai sindacati mettono in evidenza una serie di pratiche aziendali illecite in un mercato, quello degli smartphones, al centro di molte polemiche in relazione alla sua sostenibilità. Gli abusi dei giganti dell’industria non riguardano, infatti, solo i diritti dei lavoratorimaanche la salvaguardia dell’ambiente. Un recente dossier dell’organizzazione non governativa Greenpeace analizza la produzione di telefonini degli ultimi dieci anni definendo come “devastante” l’impatto sul pianeta. Fra le pratiche non sostenibili che si celano dietro l’assemblaggio di uno smartphone, ci sono quelle relative ai minerali necessari al funzionamento dei dispositivi, spesso provenienti da aree problematiche dove i lavoratori vengono sfruttati per finanziare conflitti armati. E’ proprio per porre un argine a questo fenomeno, che il Consiglio Europeo ha adottato una normativa che obbliga le compagnie europee a verificare la provenienza dei minerali utilizzati nelle proprie catene di fornitura. L’industria degli smartphones è dunque nell’occhio del ciclone a causa del suo modello produttivo che, in molte circostanze, si contraddistingue per lo sfruttamento e gli abusi ai danni dei lavoratori. E’ questa la denuncia dell’Ituc nei confronti di uno dei leader del settore, la Samsung. Secondo i sindacati internazionali, il modello produttivo dell’azienda coreana è da considerarsi di stampo “medieva – le”, sostenuto da una fitta rete di fornitori che impiegherebbero circa un milione e mezzo di lavoratori. La politica antisindacale della Samsung si estenderebbe, nelle analisi dell’Asia Monitor resource Centre, lungo tutta la catena di fornitura. Strategie estreme, secondo l’Ituc, basate su azioni tese a impedire la formazione di sindacati, dettagliate in un manuale di circa 115 pagine destinato alla dirigenza. Il risultato di questa politica, che spesso prevede tangenti, minacce, licenziamenti e finanche violenze fisiche, è quello di una forza lavoro alla totale mercé dei propri dirigenti, senza protezioni e senza tutele. I numeri relativi alle malattie contratte sul luogo di lavoro, sono di conseguenza preoccupanti: secondo i dati dell’Ituc, duecento lavoratori della Samsung, in seguito all’esposizione ad agenti chimici, hanno contratto malattie che, in 76 casi, si sono rivelate letali. L’esposto dell’Ituc, di Industriall e dei sindacati coreani presentato all’Ilo, l’Organizzazione Internationale del Lavoro, ha destato le preoccupazioni del Comitato sulla Libertà di Associazione che ha criticato le mancate azioni da parte delle autorità giudiziarie coreane nonostante l’accertamento, a seguito di indagini governative, di gravi violenze perpetrate ai danni di sindacalisti. Il recente arresto del vicepresidente della Samsung, Lee Jae-yong, in seguito a uno scandalo di corruzione, potrebbe rappresentare, nel giudizio di Sharan Burrow, segretario generale dell’Ituc, la fine della collusione fra azienda e governo. La produzione globale di smartphones è dunque finita sotto la lente d’ingrandimento delle organizzazioni e delle istituzioni internazionali. Un’industria complessivamente non sostenibile, secondo l’ultimo rapporto di Greenpeace che calcola come, dal 2007, siano stati prodotti oltre sette miliardi di telefonini. Una produzione basata principalmente su una prospettiva di guadagno a breve termine che non tiene in considerazione gli effetti sul lungo periodo delle pratiche estrattive, dell’esposizione ai composti chimici nella fase di manifattura, del consumo di energia e delle modalità di smaltimento. L’organizzazione ambientalista invoca l’adozione di un nuovo business model che tenga in considerazione l’impatto della produzione di smartphones sulla salute dei lavoratori e sull’ambiente. E all’adozione di un nuovo modello produttivo potrebbe contribuire la recente decisione del Consiglio Europeo che ha adottato una normativa che obbliga le imprese europee ad assicurarsi che le loro catene di fornitura non contribuiscano a finanziare i conflitti armati e non facciano uso di lavoro forzato. La normativa, basata sulle linee guida dell’Ocse e vincolante dal primo gennaio 2021, si concentra sull’estrazione di minerali quali il tantalio, lo stagno, il tungsteno e l’oro, estratti in buona parte per l’assemblaggio degli smartphones. Manlio Masucci

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