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B Corte deiContiUe:

       sono state suscitate aspettative chenonpossono essere soddisfatte ruxelles (nostro servizio) – “Progressi limitati” e obiettivi troppo alti. Praticamente 6,4 miliardi di euro buttati. Seguendo le orme della Garanzia Giovani in PaesicomeItalia, Irlanda, Spagna, Francia, Croazia, Portogallo e Slovacchia, la Corte dei Conti Ue (Eca) si è accorta che l’ini – ziativa a favore dell’occupazio – ne, della formazione e dell’istruzione giovanile ha prodotto risultati trascurabili. “Al termine del primo semestre 2016, oltre 4 milioni di giovani sotto i 25 anni erano ancora disoccupati”, fa sapere Iliana Ivanova, responsabile della relazione.

     La prova provata che il provvedimento della Commissione ha suscitato, di fatto, “aspetta – tive che non possono essere soddisfatte”. E’ questo il passaggio chiave. Si è venduto, dunque, un prodotto inesistente. Uno smacco per la Commissione, per quella che c’è adesso e per quella che c’era prima.

       Le sole risorse a disposizione dell’Ue, rileva l’Eca non sono sufficienti a sostenere i giovani Neet (che non studiano, non lavorano e non fanno formazione). Il grande difetto della Garanzia Giovani registrato dalla Corte dei Conti europea è “la mancanza di strategie con tappe intermedie e di obiettivi chiari”. Alcuni Stati membri, infatti, “non hanno mirato a raggiungere tutti i giovani come previsto dalla raccomandazione del Consiglio,masolo un sottoinsieme di tale popolazione.

      Sono necessari maggiori sforzi per sostenere la categoria di giovani più distaccati dal mercato del lavoro, una conclusione condivisa anche dalla Commissione nella sua comunicazione”. Dalla relazione emerge inoltre che la valutazione della categoria cui era rivolta era stata insufficiente, che vi era il rischio che i finanziamentiUesemplicemente sostituissero quelli nazionali, invece di fornire un valore aggiunto, e che il basso livello qualitativo dei dati ha ostacolato la misurazione dei risultati comunicati, inferiori alle aspettative.

      Stati membri e Commissione insieme, afferma l’Eca dovrebbero allora “gestire le aspettative fissando obiettivi e valori-obiettivo realistici e raggiungibili, svolgere valutazioni delle carenze e analisi di mercato prima di porre in essere i sistemi previsti”, e “mi – gliorare i propri sistemi di monitoraggio e di reporting”.

      I 27 dovrebbero poi “tracciare un quadro completo del costo della Garanzia per i giovani e adeguare i sistemi ai fondi disponibili”, e “fare in modo che le offerte di lavoro, istruzione o formazione corrispondano ai profili dei partecipanti e alla domanda del mercato del lavoro, conducendo in tal modo a un’occu – pazione sostenibile”. La Commissione, invece, dovrebbe “fa – re in modo che gli Stati membri dimostrino come le misure per l’occupazione giovanile finanziate dall’Ue rispondano in maniera adeguata alle esigenze”. Guardando allo specifico italiano, uno dei problemi che ha ostacolato il successo della Garanzia Giovani è stata, secondo la Corte dei Conti Ue, la decisione di creare un nuovo database, al quale i ragazzi interessati devono registrarsi. Cosa che ha portato a un basso livello di partecipazione e a un ulteriore peso amministrativo “non necessario”.

       Non è stata fatta, poi, una valutazione dei costi necessari a far funzionare l’operazione, che quindi è rimasta sottofinanziata. Altra carenza italiana nel progetto, spiega l’Eca, riguarda il ritardo nei pagamenti dei tirocini, avvenuti in media dopo 64 giorni. Il provvedimento sull’occupazione under 25 ha tuttavia avuto il merito di spingere l’Italia a modificare il sistema di classificazione dei giovani inattivi, che ora consente di collegare meglio domanda ed offerta, e ha migliorato la definizione di offerta di lavoro di qualità.

      Dalla Ces arriva un commento di sostanziale allineamento alla relazione dell’Eca. I risultati, afferma la Confederazione europea dei sindacati, non sono all’altezza delle attese iniziali, se è vero che ancora alla metà del 2016, più di 4 milioni di persone con meno di 25 anni erano senza lavoro. La semplice erogazione di mezzi finanziari a livello europeo, sostiene il sindacato europeo, evidentemente non può risolvere tutto, se questi non vengono sostenuti anche da risorse nazionali. Occorre inoltre il pieno coinvolgimento delle parti sociali nello sviluppo e l’applicazione della Garanzia Giovani. Le preoccupazioni della Corte dei Conti europei sono da condividere pienamente, afferma Thiebaut Weber. La Ces, rileva il segretario confederale, pur sostenendo obiettivi e strumenti della Youth Guarantee, chiede da tempo progressi reali nella creazione d’impiego per i giovani. L’auspicio è che il rapporto dell’Eca “sia da stimolo per migliorare il provvedimento”.

Pierpaolo Arzilla

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