Draghi: salari troppo bassi


Schermata 2017-04-20 alle 12.38.15.png

Schermata 2017-03-22 alle 13.39.04

La bassa crescita dei salari,

      che sono “ben al di sotto delle medie storiche”, è uno degli elementi che rallentano l’inflazione nonostante l’azione della Bce.

      E’ la rivelazione, a Francoforte, del presidente della Bce Mario Draghi, spiegando che sulla bassa crescita salariale pesa il sottoutilizzo di capacità produttiva e il fatto che in molti Paesi le contrattazioni si sono già concluse per l’anno in corso: “E’ per questo che rimane essenziale continuare a sostenere la domanda”, ha detto Draghi. Nonostante i segni di miglioramento, è chiaramente troppo presto per dichiarare vittoria sul fronte dell’inflazione e anzi “al momento c’è ragione per essere cauti nel valutare quanto le prospettive d’inflazione si siano stabilizzate” ha aggiunto Draghi che la continuazione del sostegno (monetario, ndr) è fondamentale per sostenere la dinamica dei prezzi.

      Una linea, quella di Draghi, che piace con sfumature diverse a Cgil, Cisl e Uil: l’importante è che si punti anche sulla crescita. Il presidente della Bce sottolinea comunque che la ripresa sta migliorando e guadagnando forza. “La ripresa – evidenzia – sta traendo spinta da un circolo virtuoso fra consumi in rialzo, crescita dell’occupazione e redditi da lavoro”. “La crescita nominale ora sta aiutando” a ridurre il debito, e praticamente per la prima volta dall’introduzione dell’euro “la spesa sale mentre l’indebitamento scende”, ha detto Draghi spiegando che per il contributo della crescita nominale è sempre stato decisivo per il successo del ‘deleveraging’, cioè della necessaria riduzione di un debito eccessivo. In definitiva, è questo che interessa i partner europei, il governatore della Bce frena le attese per una rapida stretta monetaria, richiesta a gran voce dalla Germania. “Siamo fiduciosi del fatto che la nostra politica sta funzionando e che le prospettive per l’economia sono in graduale miglioramento”.

       Aggiungendo però che prima di modificare qualsiasi componente delle attuali misure espansive, dall’acquisto dei titoli ai tassi di interesse, la Banca centrale debba essere “sufficientemente sicura che l’inflazione converga davvero verso l’obiettivo di medio termine (poco sotto il 2%) e che riesca a restare a questi livelli anche con condizioni di politica monetaria meno generose”. Proprio nei giorni scorsi il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, aveva chiesto una riduzione del volume di acquisti di titoli pubblici e privati condotto dalla Bce (il cosiddetto Quantitative easing), per tenere conto delle migliori prospettive di inflazione.

Rodolfo Ricci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...