Lavoro,il mercato tiene ma ancora troppi inattiv


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Istat. Dati in chiaroscuro. In calo i posti stabli. Necessario il decollo delle politiche attive

      Come al solito, in questi sin troppo frequenti casi, si scatena la battaglia ideologica sul terreno del Jobs act.

      Che funziona a meraviglia o è un fallimento a seconda dell’inamovibile schieramento di partenza.

      Dunque l’Istat fa sapere che a febbraio cala la disoccupazione, soprattutto tra i giovani, ma aumenta il numero di coloro che non cercano più un lavoro.

     L’occupazione resta ferma sui livelli degli ultimi quattro mesi e cresce solo tra gli over 50 per effetto dell’aumento dell’età pensionabile.

     Sale il numero di lavoratori a termine, mentre calano i lavoratori a tempo indeterminato e restano stabili gli indipendenti.

      Secondo i dati provvisori diffusi dall’istituto di statistica il tasso di disoccupazione è sceso, a febbraio, all’11,5% (-0,3 punti percentuali) riportandosi così sui livelli di agosto 2016. Per i giovani il calo è stato decisamente più forte: il tasso di disoccupazione è diminuito di 1,7 punti, al 35,2%, toccando il minimo dall’agosto del 2012 quando era al 34,8%. Guardando nel dettaglio i dati si scopre, però, che in un mese si è registrato un calo di 41mila disoccupati giovani a fronte di un aumento di 38mila inattivi e di un’occupazione sostanzialmente stabile. Complessivamente il numero degli inattivi, di coloro cioè che non risultano né occupati né in cerca di lavoro, è in crescita, rispetto a gennaio, dello 0,4%, pari a +51 mila unità.

      Sul fronte dell’occupazione la situazione rimane stabile.

      Cresce il numero di donne occupate e cala quello degli uomini. L’occupazione aumenta tra gli ultracinquantenni e diminuisce nelle restanti classi di età: per gli over 50, infatti, l’aumento è di 60mila occupati in un mese e di 402mila in un anno.

      Su base annua calano sia i disoccupati (-0,6%, pari a -18 mila) sia gli inattivi (-2,7%, pari a -380 mila). Si conferma, poi, la tendenza all’aumento del numero di occupati (+1,3%, pari a +294 mila). Esulta l’ex premier Renzi, molto positivo il giudizio del premier Gentiloni e del ministro del Lavoro Poletti.

      Per centrodestra, M%S e sinistra la soddisfazione è ingiustificata. per Confindustria ”i dati sono in qualche modo collegati alle politiche messe in campo dal governo a livello nazionale. Sono interventi che rappresentano uno stimolo e si innestano su una leggerissima ripresa economica e delle imprese.

      Vanno però valutati su periodi più lunghi per verificare se si tratta di una tendenza stabile o solo di episodi congiunturali” Il sindacato vede qualche luce tra troppe ombre, come dice la Uil con il segretario confederale Loy. Per il segretario confederale Cisl Petteni ”il mercato del lavoro italiano continua a tenere, ma con un peggioramento del lavoro stabile ed un aumento dell’inattività, e restando fanalino di coda nell’Eurozona”. Insomma, ”niente facili entusiasmi, soprattutto quando si tratta di dati congiunturali; occorre moltiplicare l’impegno per il rilancio del sistema produttivo e per il monitoraggio delle recenti riforme del Jobs Act, valutando insieme, governo e sindacati, i miglioramenti da apportare e soprattutto lavorando per il reale decollo del sistema delle politiche attive, l’unico tassello del Jobs Act ancora da sistemare”.

Giampiero Guadagni

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