Lo Sciopero intelligente è sempre attuale: le parti datoriali non fingano di non vedere


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Abbiamo ribadito la nostra proposta durante un seminario organizzato da Agens

     Il 13 febbraio scorso l’associazione datoriale Agens, che rappresenta gli interessi del settore dei trasporti e dei servizi (trasporto ferroviario e trasporto pubblico locale) nel sistema di Confindustria, ha organizzato un seminario dal titolo: “L’equo bilanciamento tra l’esercizio del diritto di sciopero e il diritto alla mobilità.

    Dalla l. 146/1990 alle discipline di settore: possibili evoluzioni normative e regolamentari”.

     All’iniziativa, organizzata in modo snello e anche inusuale, come nello stile propositivo dell’associazione datoriale, erano presenti come relatori Pierangelo Albini, Direttore Lavoro, Welfare e Capitale umano di Confindustria, e Domenico Carrieri, Commissario della Commissione di Garanzia sul Diritto di Sciopero, delegato per i settori tpl, trasporto ferroviario, appalti e trasporto merci. Ovviamente, oltre ai rappresentanti delle aziende associate e delle altre associazioni datoriali rappresentative del mondo del tpl, Asstra e Anav, erano invitate le organizzazioni sindacali che rappresentano il settore e che hanno svolto un ruolo attivo, dando un contributo all’evento.

     Come Fit-Cisl non abbiamo certo perso l’occasione di confrontarci su un tema cos. delicato e sentito nel nostro Paese, consapevoli che sarebbe stata per noi una grossa occasione per rilanciare temi per i quali la nostra organizzazione si . spesa tantissimo nel recente passato.

     Gli interventi dei relatori, ognuno per la sua parte, hanno di fatto evidenziato una situazione ben nota. Per la parte normativa, che riguarda il diritto di sciopero in Italia, dal punto di vista di chi è chiamato a far rispettare le leggi e le regole, ricordiamo che lo sciopero nei servizi pubblici essenziali è regolato dalla legge 146/90 che regolamenta, appunto, tutte le procedure, tra le quali le fasce di garanzia da rispettare, le tempistiche di dichiarazione, revoche e differimenti.

     Un relatore di parte datoriale si è soffermato sulla necessità di ampliare ulteriormente la tempistica per la dichiarazione e in particolare quella della revoca, al fine di minimizzare al massimo i disagi provocati dall’effetto annuncio. Così come anche l’urgenza di un intervento sulla pronta ripresa del servizio al termine dello sciopero – tema particolarmente sentito nel trasporto pubblico locale.

     E’ altresì emersa, all’interno delle relazioni, la questione della rappresentanza ai fini di un’azione di sciopero, più precisamente sulla mancata definizione di quanto si sarebbe dovuto prevedere nella Parte

     Quinta del Testo unico sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014, che non è mai stata scritta, cioè sulla certificazione della reale rappresentanza delle organizzazioni sindacali all’interno delle aziende e sul conseguente “diritto” a dichiarare azioni di sciopero. Tale tema . chiaramente in contrasto con quanto previsto dall’art. 40 della nostra Costituzione: “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”.

     Sono state poi evidenziate tutte le fasi dello sciopero, dall’apertura dello stato di agitazione alla dichiarazione di sciopero e relative procedure, alle varie sfaccettature che intervengono durante la protesta, nonchè i numeri di azioni dichiarate ed effettuate nel periodo dell’ultimo anno solare trascorso.

     Esposizioni puntuali e concrete. Manca qualcosa? A nostro parere, sì: le cause. Infatti, nel giro di tavolo, prendendo la parola abbiamo evidenziato la mancanza, nell’ambito di quel seminario ma non solo, di un dibattito su quelle che sono le ragioni che portano le organizzazioni sindacali a dichiarare un’azione di sciopero.

     Siamo convinti che da un’analisi su questa questione potrebbe anche trovare una risposta alla problematica della rappresentanza.

     Il settore necessita di un’analisi precisa delle cause delle astensioni dal lavoro, in particolare laddove le azioni di sciopero sono molteplici e all’interno di un unico contesto.

     Ma per la Fit non c’è solo questo tema. E’ stata per noi l’occasione per riproporre il tema dell’azione che abbiamo messo in campo nel 2015 attraverso un’imponente iniziativa per la raccolta di firme per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare dal nome: “Contrasto all’indebito arricchimento delle imprese sovvenzionate con contributi pubblici in caso di sciopero attraverso modifiche alla legge 12 giugno 1990 n. 146”, comunemente conosciuta come “Sciopero intelligente”.

      Attraverso questa iniziativa, la Fit ha presentato il 5 marzo del 2015 con più di 81mila firme certificate, una proposta concreta che vuole intervenire sul tema dello sciopero, ricomprendendo un intervento sulle cause, sugli effetti e in particolare sul coinvolgimento diretto dei soggetti a cui è rivolta l’azione di protesta: lavoratori, aziende, utenza.

     Di seguito ricordiamo in sintesi i principali obiettivi della proposta di legge, a oggi ferma in attesa dell’esame all’XI Commissione della Camera dei Deputati, rubricata con il n.2936: In primis riequilibrare gli effetti prodotti da uno sciopero sui lavoratori e sugli utenti in aziende che operano in regime di sovvenzione pubblica. Infatti nella effettuazione di uno sciopero nazionale di durata non inferiore alle 24 ore, proclamato a sostegno del rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, le aziende che ricevono risorse pubbliche per oltre il 50% del fatturato dovranno versare una quota parte delle stesse nei fondi di solidarietà bilaterale della categoria.

    Punto secondo, indennizzare, seppur parzialmente, gli utenti per i disagi subiti in caso di sciopero, consentendo loro di accedere gratuitamente al servizio durante le fasce di garanzia.

Eliseo Grasso*

Sindacato e Strategie

N. 3 Marzo 2017

VOCE dei Trasporti La 22

2 pensieri su “Lo Sciopero intelligente è sempre attuale: le parti datoriali non fingano di non vedere

  1. Interessante questo seminario. Io sono del parere che, come lavoratori del TPL, la nostra posizione è estremamente delicata rispetto al sacrosanto diritto di sciopero. Fino adesso chi ci smena è il lavoratore e … il cittadino! Le aziende ci ridono sopra: il loro unico “onere” è predisporre i turni per le fasce di garanzia … Ma la 146/90 non prevede anche che le aziende debbano fare di tutto per il cosiddetto raffreddamento? A me pare proprio di no. Ottima e lodevole è stata l’iniziativa FIT-CISL con la proposta di legge di iniziativa popolare! Sarebbe ora che anche le aziende facciano sul serio la loro parte e si prendano le proprie responsabilità nei confronti dei lavoratori e dei cittadini.

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