XI CONGRESSO REGIONALE TRENTINO FIT-CISL; INTERVENTO DI MARIO FORNI


Collage XI° congresso

Carissime amiche, carissimi amici,

      “Con più trasporto verso il futuro”  questo è lo slogan del nostro 11° congresso FIT – CISL e, sinceramente, considerandolo, mi sento un po’ imbarazzato ad essere ancora qui come delegato. In effetti questo è l’11° e ultimo congresso cui partecipo. Però, per questo motivo, nello stesso tempo, sono molto onorato e orgoglioso di essere qui presente e ringrazio per la fiducia che mi è stata riconosciuta in tutti questi anni. Del resto, malgrado le alterne vicende, inevitabili in ogni organizzazione umana, ho sempre riconosciuto la validità e la indispensabilità del sindacato, in particolare della nostra CISL ai cui ideali e obbiettivi ho sempre creduto, al di là delle persone che hanno diretto e rappresentato l’organizzazione. Questo dal 1979, anno in cui l’indimenticabile Gino Casagrande, allora segretario provinciale FeNLAI (l’organizzazione sindacale degli autoferrotranvieri aderente alla CISL), con altri amici, venne, con molta cordialità, a chiedermi di firmargli la delega …

      Permettetemi in questa unica occasione di fare anche un sintetico excursus storico. Anzitutto vorrei ricordare le grosse difficoltà incontrate nel corso di questi oltre trent’anni per far sì che la FIT si costituisse e poi vivesse, per meglio seguire e risolvere insieme le infinite problematiche presenti nel mondo del lavoro dei trasporti e dell’ambiente. Sinceramente, all’inizio, ogni “settore” (mi si conceda questa vecchia definizione, considerato che oggi bisognerebbe solo parlare di “aree contrattuali”)  era geloso della sua specificità:  il tranviere guardava un po’ in cagnesco il ferroviere e viceversa, per non parlare del lavoratore dell’autostrada o del camionista: le problematiche di ciascuno sembravano lontane mille miglia le une dalle altre!  Per non tralasciare le difficoltà economiche: le risorse, per far sì che ogni realtà territoriale FIT funzionasse, dovevano giocoforza finire in un unico fondo e questo avveniva solo attraverso pesanti complicazioni, diciamo così, burocratiche che solo da poco tempo sono state finalmente risolte. Quanti erano gli scettici all’inizio! Quante volte ci si trovava riuniti per discutere i costosi (e infruttuosi) “piani di trasporto” elaborati dalle varie giunte provinciali che si sono succedute nel corso degli anni … ma poi il dibattito finiva regolarmente per occuparsi dei problemi del nostro bilancio!  Oggi, grazie ai grandi sforzi compiuti da tutti, sia a livello nazionale che a livello territoriale, la FIT c’è!                     Purtroppo, come noto a tutti, ora ci sono nuovi problemi e la perdurante crisi economica ha portato a riorganizzare in modo più snello e conveniente la nostra Confederazione. E come scriveva l’allora segretario Giovanni Luciano nell’editoriale del n°11 del 2012 de LA VOCE DEI TRASPORTI, il Congresso 2013 <ha come coordinate di riferimento la riorganizzazione della Confederazione CISL che ha messo in campo un’operazione di razionalizzazione e di accorpamento delle strutture orizzontali sul territorio e che vede anche indirizzi di accorpamento delle sue categorie>. Questo per dire che il viaggio non è finito con la FIT, adesso si lavora per le Reti … Mi è stato molto utile rileggere la preziosa monografia storica edita nel 2008 dal “settore autoferrotranvieri” dal significativo titolo “1948-2008:  la nostra storia vale tanto quanto è profondo il segno che riusciamo a lasciare di essa …”. In essa si legge quanto sia stato difficile e sofferto, ma inevitabile, far confluire la FeNLAI nella FIT: l’11° Congresso FeNLAI, svoltosi nel maggio 1985, deliberò lo scioglimento della federazione autoferrotranvieri e la contestuale confluenza nella FIT con lo slogan “Gli autoferrotranvieri nella Federazione Trasporti, per un sindacato forte in una società che si trasforma”. Niente di più attuale.

      Permettetemi anche qualche riflessione personale sull’operato del nostro sindacato. Sono oltre trent’anni che sono presente nei direttivi autoferro e poi FIT e ne sono molto orgoglioso, come ho detto all’inizio. Ho iniziato la mia attività sindacale come rappresentante del settore in cui lavoravo presso la Ferrovia Trento – Malé. Si trattava del settore degli “assuntori” che, come forse non tutti sanno, negli anni Ottanta erano dei “dipendenti” “non dipendenti”; scusatemi il gioco di parole, ma era proprio così, un rapporto di lavoro del tutto anacronistico di cui ne beneficiava solo l’azienda. La strada per passare oltre questo anacronismo è stata lunga e non facile, ma certamente è stata superata solo grazie ad un concreto supporto del sindacato, del NOSTRO sindacato in particolare. L’annosa questione del passaggio a ruolo di questa categoria si è egregiamente conclusa nei primi anni Novanta. Un po’ di rammarico l’ho invece avuto riguardo le mie proposte in materia di politica progettuale dei trasporti in provincia di Trento, di cui ho sempre creduto che il Sindacato (con la “S” maiuscola) non debba ritenersi estraneo, ma protagonista. Rileggendo i miei interventi negli scorsi congressi ho osservato che ho avanzato delle proposte forti (per la novità), ma estremamente semplici e, diciamo così, relativamente a buon mercato, di cui sono tutt’oggi pienamente convinto, forte dei numerosi esempi esteri descritti in dettaglio dalla letteratura specializzata: mi riferisco in particolare ad un sistema tram-treno per Trento o anche ad una connessione fisica tra le ferrovie Trento – Malé e Valsugana.  Queste mie proposte erano (e sono) a vantaggio di un potenziamento concreto del trasporto pubblico, di cui ne possono beneficiare i cittadini, in alternativa al mezzo privato, e gli stessi lavoratori del settore, con un incremento del livello occupazionale. Soprattutto sono in alternativa ai progetti costosissimi e di praticità molto dubbia e, pertanto, irrealizzabili, avanzati dalle varie amministrazioni provinciali e comunali nel corso degli anni (chi non ricorda Metroland e Val?). Ricordo che per far sì che il trasporto pubblico sia vincente e una credibile mobilità alternativa, occorrono idee nuove che si traducono in una concezione diversa del trasporto pubblico. Questo, a Trento e in tutto il territorio provinciale, è ancora concepito e strutturato come quaranta – cinquanta anni fa: essenzialmente sistemi a se stanti, senza alcuna connessione tra trasporto urbano e trasporto extraurbano, tra ferro e gomma, con orari dei servizi offerti concepiti secondo esigenze della mobilità dei cittadini da lungo tempo superate. Il trasporto pubblico oggi deve essere concepito come un unico sistema su tutto il territorio, interconnesso al massimo, con servizi garantiti lungo tutto l’arco della giornata, anche in serata. Debbo riconoscere però che in questi ultimissimi anni la sensibilità verso un concetto di “mobilità sostenibile” si sta diffondendo anche tra i lavoratori del settore: ricordo che FIT CISL è stata parte attiva nel partecipare, sostenere e condividere quanto il gruppo di cittadini “Noi, Amici del trasporto pubblico trentino” ha concepito, presentando al consiglio provinciale un disegno di legge di iniziativa popolare sulla mobilità sostenibile. Il DDL ha trovato un muro invalicabile nella figura dell’assessore ai trasporti su alcuni concetti irrinunciabili per rendere attuabile quanto previsto nell’articolato della legge. Il DDL deve essere comunque ancora discusso in consiglio, ma praticamente nulle sono le possibilità di una sua approvazione considerando l’ottusità e la scarsa sensibilità politica nei confronti di questa tematica. Auspico, anche considerando il tema di questo congresso, che FIT CISL, con la nuova segreteria e relativo consiglio generale, sia sempre sensibile e partecipe a queste iniziative democratiche.

      “Con più trasporto verso il futuro”:  i trasporti sono sempre più la chiave di volta in una società in continua evoluzione, questo è innegabile. Noi ne siamo i protagonisti e come tali dobbiamo seguire questa evoluzione, continuamente aggiornarci e lasciare indietro concetti (e, lasciatemelo dire, talvolta anche privilegi) oggi non più sostenibili. La CISL è sempre stato il sindacato della concertazione, sempre, comunque, nella tutela dei diritti più elementari del cittadino lavoratore. Allora lottiamo per questo auspicato difficile nuovo Contratto Unico della Mobilità (CUDM), lottiamo affinché finalmente si concretizzi e finiscano delle disparità tanto assurde tra lavoratori di uno stesso settore (esempio eclatante: i ferrovieri della Valsugana, quelli di Trenitalia e quelli di Trentino trasporti esercizio, con due contratti di lavoro diversi e certamente penalizzante quello di quest’ultimi nel confronto di quello dei primi). E’ di questi giorni la fuoriuscita di diverso personale di Tte, già in servizio sulla Trento – Bassano, abilitato e patentato, verso contratti di lavoro migliori: questo deve farci riflettere e prendere posizione per questo delicato nuovo settore lavorativo delle nostre aziende locali.  Ben vengano, a mio avviso, la concorrenza e la messa a gara dei servizi, se questo può garantire un servizio migliore ai cittadini, ma la tutela dei lavoratori deve essere sempre garantita e il “migliore servizio” non deve essere offerto a spese del personale. E ricordiamoci sempre che un autista di Trotta o di Flixbus svolge la stessa mansione di un autista di Trentino trasporti esercizio, che un macchinista di Nuovo Trasporto Viaggiatori svolge la stessa mansione di un macchinista di Trenitalia o Trentino trasporti esercizio e che un contratto unico di lavoro non debba essere visto come un ostacolo alla libera concorrenza, ma semplicemente, se così si può dire, una garanzia per il lavoratore del futuro.

       Concludo. Ho accennato all’inizio che il sindacato è un’organizzazione umana e, come tale, ci possono anche essere incomprensioni e difficoltà nei rapporti tra persone. E’ inevitabile, però bisogna cercare di essere superiori, soprattutto per il bene del sindacato, del nostro sindacato e dei suoi iscritti. Devo dare atto, con estrema sincerità, che il segretario FIT Giovanni Giorlando, la sua segreteria, con Massimo Mazzurana e Andrea Setti, e i loro più stretti collaboratori (Roberto Bendoni e Roberto Papapietro), con una buona dose di savoir faire, hanno saputo ricomporre la burrascosa situazione che si era creata a conclusione dello scorso Congresso. Dopo un primo anno difficile, è trascorso un triennio di costruttiva serenità che da tempo, mi spiace evidenziarlo, non si viveva all’interno della nostra federazione. Pertanto, ringrazio di cuore la segreteria uscente per quanto fatto e mi auguro sia riconfermata per il prossimo quadriennio.

      Spero di non essere stato troppo prolisso e di non avervi annoiato. Grazie e buon Congresso a tutti.

 

Mario Forni, 25 marzo 2017

 

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