Incontro del 23 marzo 2017 sulla previdenza


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Roma, 24 Marzo 2017

 

      Nella giornata di ieri il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano, Poletti, alla presenza del consulente della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Prof. Marco Leonardi  e dei dirigenti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha incontrato le delegazioni di Cgil, Cisl e Uil. L’incontro ha affrontato le questioni rimaste ancora aperte relative alla  “fase uno” dell’intesa del 28 settembre sulla previdenza – che dovranno essere disciplinate dai tre DPCM di prossima emanazione – ed ha avviato formalmente il confronto sulla “fase due”.

      Per quanto riguarda la “fase uno” dell’intesa, in avvio di riunione il consulente della Presidenza del Consiglio, prof. Marco Leonardi, ci ha fornito gli ultimi chiarimenti in vista della prossima emanazione dei DPCM. Purtroppo,  su alcuni argomenti è prevalsa da parte del Governo la volontà di attenersi ad una interpretazione letterale delle misure previdenziali contenute nella legge di bilancio.

     Tale scelta finisce per ridurre le potenzialità dell’intervento, anche se resta la portata innovativa degli strumenti contenuti nella legge di bilancio: dall’intervento sui precoci, al cumulo gratuito, all’ape agevolata. Si tratta di interventi che consentono di introdurre nel  sistema pensionistico, dopo molti anni, una gestione più flessibile delle uscite dal lavoro e di accompagnamento alla pensione, introducendo il principio che non tutti i lavori sono uguali (con il concetto di “gravosità del lavoro” che nei prossimi anni potrà essere ulteriormente migliorato, attraverso una estensione della platea dei lavoratori potenzialmente beneficiari).

     Su alcuni aspetti, come quelli relativi alla continuità contributiva dei sei anni di servizio richiesti per l’accesso al pensionamento dei lavoratori precoci o all’Ape agevolata, le nostre richieste non hanno trovato soddisfazione, anche se abbiamo ottenuto dal Governo l’impegno a realizzare un intervento legislativo, entro maggio, per introdurre una franchigia che consenta di neutralizzare i periodi di non occupazione. In questo caso, il Governo ha escluso la nostra richiesta di consentire l’accesso ai benefici ai lavoratori che svolgano almeno 5 anni di lavoro, anche non continuativo, nell’attività gravosa negli ultimi 6 mentre si è impegnato a verificare una ipotesi di soluzione che prevede lo svolgimento dell’attività gravosa per almeno sei anni negli ultimi otto.

      L’esclusione della possibilità per i lavoratori che abbiano concluso i contratti a termine e che restino disoccupati di accedere alla Ape agevolata o ai benefici previsti per i lavoratori precoci resta un limite grave della normativa.

      Per quanto riguarda la “fase due”, il Ministro ha espresso la volontà del Governo di utilizzare di utilizzare la medesima metodologia seguita nella “fase uno”, con  l’attivazione di tavoli tecnici tematici, al fine di far emergere sui diversi argomenti un insieme di proposte di intervento da selezionare in base alle risorse che si renderanno disponibili con la legge di bilancio per il 2018.

     Il confronto di merito ha confermato la volontà del Governo di affrontare le diverse questioni senza pregiudiziali, pur nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e di quelli europei sulla stabilità della spesa pensionistica. Con queste premesse il tavolo tecnico riprenderà il giorno 6 aprile sulle questioni attinenti alle pensioni calcolate col sistema contributivo e sugli aspetti che riguardano la previdenza delle giovani generazioni,  mentre per il 13 aprile è stato  individuato un ulteriore momento di confronto sul tema della governance degli enti previdenziali. Sempre il 6 aprile p.v. verrà convocato un altro tavolo specifico, con il coinvolgimento delle federazioni nazionali dei pensionati, sugli argomenti attinenti alle pensioni in essere, in particolare sulla tutela del potere di acquisto delle pensioni, da realizzare attraverso  il ritorno al meccanismo di rivalutazione  previsto dalla legge 388/2000 (per “scaglioni di importo”), l’individuazione di un nuovo paniere di riferimento per l’indicizzazione al costo della vita, che tenga maggiormente conto delle abitudini di consumo dei pensionati e la rivalutazione dei montanti pensionistici per recuperare parte della mancata indicizzazione, a seguito dei “blocchi” della perequazione realizzati nel 2012 – 2013.

     La portata e la natura degli interventi della “fase due” – che saranno oggetto di analisi e confronto nei tavoli tecnici (flessibilità nell’accesso al pensionamento nel sistema contributivo, eliminazione dell’automatismo dell’innalzamento dei requisiti pensionistici e della revisione dei coefficienti di trasformazione in base all’incremento dell’aspettativa di vita, riduzione del cuneo contributivo e pensione di garanzia, valorizzazione del lavoro di cura nel sistema contributivo, sviluppo della previdenza complementare, separazione a fini di comparazione statistica fra previdenza e assistenza) – aprono alla possibilità di un intervento riformatore da realizzare su una prospettiva di medio termine ma che, per noi, deve trovare un primo momento di attuazione già con la legge di bilancio per il 2018.

      Infine, il Ministro ha ricordato l’indisponibilità ad una ulteriore misura di salvaguardia generale, dopo il varo dell’ottava salvaguardia o a prorogare l’esperienza dell’opzione donna. A tale scopo abbiamo chiesto ed ottenuto l’impegno ad individuare uno specifico momento di approfondimento, per analizzare i risultati finora conseguiti con “opzione donna” e  per valutare le situazioni o le questioni più  critiche rimaste aperte sul versante degli esodati.

     In allegato vi inviamo una breve nota esplicativa riguardante i principali punti che sono stato oggetto di confronto per l’attuazione delle misure previdenziali contenute nella legge di bilancio per il 2017.

  • Fraterni saluti
  • Il Segretario confederale

Maurizio Petriccioli

Confronto con il Governo sull’attuazione dell’intesa del 28 settembre 2016 sulla previdenza  – “Fase uno” dell’intesa 28 settembre 2016*

 

 

Non essendo al momento ancora pronte le bozze di testo dei DPCM, che saranno disponibili solo nei prossimi giorni, di seguito ci limitiamo a riportare solo alcuni dei chiarimenti ottenuti in sede di confronto tecnico con il Governo sull’attuazione delle misure previdenziali contenute nella legge di bilancio per il 2017 e previste dall’intesa del 28 settembre 2018.

 

 

PENSIONI ANTICIPATE “LAVORATORI PRECOCI”

 

Condizioni utili per l’accesso al pensionamento con 41 anni di contributi, in presenza di 12 mesi di lavoro effettivo, anche non continuativo, svolto prima del compimento dei 19 anni di età:

 

  • Requisito dei dodici mesi di lavoro effettivo, anche non continuativo, effettuato prima del compimento dei diciannove anni di età. Rispetto alla nostra richiesta di chiarimenti su come considerare i dodici mesi di lavoro effettivo al fine della qualificazione di lavoro precoce prima dei 19 anni di età, è stato precisato che per “lavoro effettivo” saranno considerati i periodi di lavoro coperti da contribuzione obbligatoria senza richiedere altra documentazione;

 

  • Lavoratori che assistono al momento della richiesta e da almeno sei mesi il coniuge o parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità art. 3 comma 3 legge 104/1992

I requisiti per l’accesso ai benefici verranno riconosciuti attraverso: autocertificazione di chi assiste il familiare disabile; la certificazione del diritto alla legge 104 e l’esibizione dello Stato di famiglia. Dunque, il riconoscimento del beneficio previsto non dovrebbe presentare particolari problemi nel caso sussistano le condizioni previste dalla legge.

 

  • Riduzione della capacità lavorativa accertata dalle competenti commissioni di invalidità civile superiore o uguale al 74%

Verrà richiesto il certificato di invalidità civile, dunque coloro i quali abbiano già riconosciuta un’invalidità sul lavoro dovranno farsi riconoscere dalle competenti commissioni l’invalidità civile.  Abbiamo chiesto che l’INAIL comunichi ai patronati e alle associazioni degli invalidi sul lavoro l’esigenza che i lavoratori interessati provvedano in tempi rapidi a chiedere il riconoscimento del grado di invalidità civile e che le relative procedure per ottenere tale riconoscimento siano facilitate.

 

  • L’accesso al pensionamento anticipato con 41 anni per i lavoratori precoci sarà possibile anche con il cumulo gratuito dei contributi previsto dall’art. 1 comma 239 della legge 228/2012, così come modificato dalla legge 232/2016. Ciò però non vale per la contribuzione presso le Casse professionali poichè per questi lavoratori non è previsto il pensionamento come lavoratori precoci.

 

 

 

 

  • Incumulabilità  delle maggiorazioni contributive ed altre agevolazioni previste per la medesima attività di lavoro.  In merito alla norma che prevede la non cumulabilità per il  pensionamento anticipato dei precoci di contributi riconosciuti da agevolazioni o  maggiorazioni previste per le medesime attività di lavoro è stato chiarito che la non cumulabilità riguarda la maggiorazione per lo stesso titolo. Ciò significa che, ad esempio, un lavoratore il quale ha ottenuto la maggiorazione per esposizione all’amianto non potrà utilizzare tale maggiorazione ai fini dell’accesso al pensionamento con i 41 anni, in quanto riconosciuto come lavoratore svolgente attività usurante (lavorazione prevista nel d.lgs. 67/2011) . Viceversa, potrà cumulare le maggiorazioni, ai fini dell’accesso anticipato al pensionamento, se rientra nelle altre casistiche previste dalla legge (se, ad esempio, è invalido civile con almeno il 74%, oppure se si trova disoccupato e ha finito gli ammortizzatori sociali da almeno tre mesi, o se assiste un coniuge o un familiare di primo grado conviventi, con disabilità grave, poiché il titolo per il pensionamento anticipato è diverso).

 

  • Disoccupati per termine contratti di lavoro a tempo determinato

Nel caso di coloro che si trovano in stato di disoccupazione la ipotesi di cessazione è limitata al licenziamento, anche collettivo, alle dimissioni per giusta causa e alla risoluzione consensuale anticipata del rapporto di lavoro. Non è contemplata la casistica dello stato di disoccupazione relativo al completamento di un contratto a tempo determinato. Se il criterio guida e di selezione è quello relativo al trovarsi nello stato di disoccupazione non si capisce perché chi proviene da un contratto a termine debba essere escluso trovandosi, di fatto, nella stessa condizione sostanziale.

Tuttavia, il Governo ha escluso la possibilità di acconsentire l’accesso al pensionamento anticipato con 41 anni dei lavoratori precoci con almeno 12 mesi di lavoro effettivo, anche non continuativo, svolto prima dei 19 anni di età, qualora si trovino nella condizione di uno stato di disoccupazione che non consegua al licenziamento. Le uniche ipotesi ammesse saranno quelle relativi allo svolgimento di lavoro che non interrompe il diritto alla NASPI (es. reddito da lavoro non superiore al  limite annuo di 8.000 euro per il mantenimento dello stato di disoccupazione).

 

  • Svolgimento in via continuativa per sei anni delle professioni  relative ad attività gravose

La norma chiede lo svolgimento delle professioni relative alle attività gravose  in via continuativa per almeno sei anni. Abbiamo chiesto al Governo di neutralizzare i periodi di non lavoro derivanti da cause involontarie, come ad esempio la malattia, la maternità, la cassa integrazione, la mobilità e la disoccupazione, perché  tale vincolo  rende, di fatto, impossibile per alcune professioni accedere al beneficio. In particolare, l’ipotesi di soluzione riguardava la possibilità di prevedere, all’interno dei 6 anni, una franchigia di almeno  12 mesi di non lavoro nell’attività gravosa. Il Governo, dopo verifiche effettuate, mentre ha riconosciuto i periodi di cassa integrazione e di mobilità utili ai fini della maturazione del requisito dei sei anni, ci ha confermato l’impossibilità di introdurre attraverso il DPCM un criterio interpretativo conforme alle nostre richieste, rimanendo vincolato all’espressione letterale della misura contenuta nella legge di bilancio che fa riferimento ai 6 anni di servizio continuativi.

Il Governo si è da prima  impegnato a presentare, nel primo veicolo legislativo disponibile, un emendamento volto ad introdurre una franchigia di 12 mesi su 7 anni, prevedendo dunque lo svolgimento di 6 anni di lavoro negli ultimi 7. Non essendo tale ipotesi da noi giudicata soddisfacente abbiamo chiesto che il periodo di franchigia fosse opportunamente allargato. l’Ipotesi di soluzione dovrebbe prevedere lo svolgimento di  sei anni di lavoro su 8. L’impegno deve tradursi in un emendamento in una norma di legge da approvare prima del 1° maggio 2018.

 

Ape volontaria

 

  • Incremento della speranza di vita successivo alla conclusione del contratto di finanziamento

Se dopo l’accesso all’Ape  dovesse verificarsi un incremento dei requisiti a seguito dell’incremento dell’aspettativa di vita  il DPCM prevederà la possibilità di prolungare il contratto, rinegoziando un nuovo anticipo per i mesi mancanti al nuovo requisito pensionistico.

  • Cosa succede in caso di reiezione della richiesta di prestito

Sempre nel Dpcm verrà definito che in caso di reiezione della richiesta di prestito decadrà automaticamente anche la domanda di pensione effettuata dal lavoratore.

 

Ape agevolata

  • Lavoratori che assistono al momento della richiesta e da almeno sei mesi il coniuge o parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità art. 3 comma 3 legge 104/1992
  • I requisiti per l’accesso ai benefici verranno riconosciuti attraverso: autocertificazione di chi assiste il familiare disabile; la certificazione del diritto alla legge 104 e l’esibizione dello Stato di famiglia. Dunque, il riconoscimento del beneficio previsto non dovrebbe presentare particolari problemi nel caso sussistano le condizioni previste dalla legge.

 

  • Riduzione della capacità lavorativa accertata dalle competenti commissioni di invalidità civile superiore o uguale al 74%

Verrà richiesto il certificato di invalidità civile, dunque coloro i quali abbiano già riconosciuta un’invalidità sul lavoro dovranno farsi riconoscere dalle competenti commissioni sanitarie l’invalidità civile.  Abbiamo chiesto che l’INAIL comunichi ai patronati e alle associazioni degli invalidi sul lavoro l’esigenza che i lavoratori interessati provvedano in tempi rapidi a chiedere il riconoscimento del grado di invalidità civile e che le relative procedure per ottenere tale riconoscimento siano facilitate.

 

  • Procedure.

Tutti i soggetti che matureranno entro il 31/12/2017 i requisiti anagrafici (63 anni) e contributivi previsti per le diverse fattispecie tutelate )lavori gravosi, disoccupati, invalidi gravi e persone che assistono familiari disabili) dalla legge potranno presentare la domanda per l’accesso all’Ape agevolata dal 1° maggio al 30 giugno. L’INPS provvederà ad effettuare il monitoraggio delle domande pervenute e a stilare – entro il 30 settembre – le graduatorie secondo un ordine di priorità che privilegerà i soggetti con età anagrafica più elevata (a cui mancano periodi più brevi per il raggiungimento del requisito pensionistico). Qualora, in base alle graduatorie effettuate la spesa prevista sarà congrua, in relazione alle risorse stanziate, dal mese successivo i soggetti interessati inizieranno a percepire la relativa prestazione, con decorrenza dalla data di effettiva maturazione del requisito. Nel caso, invece, in cui dovesse verificarsi un eccesso di spesa, rispetto alle risorse stanziate, si provvederà ad operare il differimento nell’accesso alle prestazioni per i diversi soggetti interessati. Qualora la spesa prevista, a fronte delle domande ricevute, risultasse inferiore alle risorse stanziate, sarà data la possibilità ai soggetti in possesso dei requisiti di legge entro il 31/12/2017, che non abbiano presentato domanda entro il 30 giugno, di presentare domande tardive. In questo caso  i soggetti che abbiano presentato domanda dopo il 30 giugno e fino al 30 Novembre percepiranno la prestazione relativa all’Ape agevolata dal 1° gennaio 2018. Il perfezionamento dei contributi necessari per poter accedere all’APE agevolata sarà possibile anche utilizzando il cumulo gratuito dei contributi previsto dall’art. 1 comma 239 della legge 228/2012 così come modificato dalla legge 232/2016, ad eccezione dei contributi maturati presso  le Casse professionali.

 

  • Disoccupati per termine contratti di lavoro a tempo determinato

Nel caso di coloro che si trovano in stato di disoccupazione la ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro è limitata al licenziamento, anche collettivo, alle dimissioni per giusta causa e alla risoluzione consensuale anticipata del rapporto di lavoro. Non è contemplata la casistica dello stato di disoccupazione relativo al completamento di un contratto a tempo determinato. Se il criterio guida e di selezione è quello relativo al trovarsi nello stato di disoccupazione non si capisce perché chi proviene da un contratto a termine debba essere escluso trovandosi, di fatto, nella stessa condizione sostanziale. Tuttavia, il Governo ha escluso la possibilità di accesso all’APE agevolata dei soggetti che si trovino nella condizione di uno stato di disoccupazione che non consegua al licenziamento. Le uniche ipotesi ammesse saranno quelle relative allo svolgimento di un lavoro che non interrompa il diritto alla NASPI (es.  reddito da lavoro non superiore al  limite annuo di 8.000 euro per il mantenimento dello stato di disoccupazione).

 

  • Svolgimento in via continuativa per sei anni delle professioni  relative ad attività gravose

La norma chiede lo svolgimento delle professioni relative alle attività gravose  in via continuativa per almeno sei anni. Abbiamo chiesto al Governo di neutralizzare i periodi di non lavoro derivanti da cause involontarie, come ad esempio la malattia, la maternità, la cassa integrazione, la mobilità e la disoccupazione, perché  tale vincolo  rende, di fatto, impossibile per alcune professioni accedere al beneficio. In particolare, l’ipotesi di soluzione riguardava la possibilità di prevedere, all’interno dei 6 anni, una franchigia di almeno  12 mesi di non lavoro nell’attività gravosa. Il Governo, dopo verifiche effettuate, mentre ha riconosciuto i periodi di cassa integrazione e di mobilità utili ai fini della maturazione del requisito dei sei anni, ci ha confermato l’impossibilità di introdurre attraverso il DPCM un criterio interpretativo conforme alle nostre richieste, rimanendo vincolato all’espressione letterale della misura contenuta nella legge di bilancio che fa riferimento ai 6 anni di servizio continuativi.

Il Governo si è da prima  impegnato a presentare, nel primo veicolo legislativo disponibile, un emendamento volto ad introdurre una franchigia di 12 mesi su 7 anni, prevedendo dunque lo svolgimento di 6 anni di lavoro negli ultimi 7. Non essendo tale ipotesi da noi giudicata soddisfacente abbiamo chiesto che il periodo di franchigia fosse opportunamente allargato. l’Ipotesi di soluzione dovrebbe prevedere lo svolgimento di  sei anni di lavoro su 8. L’impegno deve tradursi in un emendamento in una norma di legge da approvare prima del 1° maggio 2018.

 

 

 

 

 

  • Deroga presentazione domanda per i lavoratori della scuola

Considerate le regole sul pensionamento e sulle modalità di comunicazione della cessazione del rapporto di lavoro per il personale scolastico, avevamo chiesto che nel 2017 fosse fissato un termine posticipato per i lavoratori rispetto a quello in vigore  valevole per la cessazione di rapporto. Il Governo – dopo una verifica effettuata col MIUR si è limitato a comunicarci di aver informato il Ministero del problema, lasciando alla facoltà dello stesso di individuare specifiche deroghe per i lavoratori e le lavoratrici interessati al fine dell’accesso all’Ape agevolata.

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* A cura di Angelo Marinelli e Valeria Picchio

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