Mobilità tpl Autobus vetusti in Italia Ma qualcosa sta cambiando La legge di Stabilità prevede investimenti importanti per l’acquisto di nuovi mezzi fino al 2033


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In Italia circolano circa 50mila autobus adibiti al servizio pubblico di linea; di questi circa 23mila sono vecchi e soprattutto inquinanti

Che gli autobus adibiti al trasporto pubblico di linea siano per la gran parte nel nostro Paese in condizioni disastrose è un dato di fatto – ben conosciuto tra l’altro dautenti e addetti ai lavori.

Il ritardo che accusiamo rispetto ad altrenazioni nell’avere dei mezzi efficienti e sicuri. causato da alcuni fattori che vedremo di analizzare di seguito, perchè prima è bene dare qualche numero per inquadrare correttamente il problema.

In Italia circolano circa 50mila autobus adibiti al servizio pubblico di linea; di questi ben 23mila, circa il 50%, sono vecchi e soprattutto inquinanti, con un’età media superiore ai 18 anni. Nella classificazione di questi vecchi veicoli in base alle norme vigenti, ai fini della valutazione sull’impatto ambientale, si denota che 8mila sono euro 0, circa 2mila euro 1 e i rimanenti 13mila euro 2. Anche i non addetti ai lavori possono capire la gravità della situazione confrontando questa classificazione con quella della propria automobile privata, che oramai in pochissimi casi risulta essere nel 2017 un euro zero.

Oltre alla questione dell’impatto ambientale, evidentemente questi dati evidenziano anche un problema di sicurezza; infatti è

 inimmaginabile pensare che autobus così vecchi, che tra l’altro percorrono mediamente 50mila km annui a testa, possano avere uno standard di sicurezza paragonabile a un mezzo con una vita media di circa 7 anni (dato medio dei paesi della Comunità europea).

E’ poi evidente a tutti che un veicolo vecchio necessita di importanti e continui interventi di manutenzione per rispettare almeno gli standard minimi regolamentari che consentano la circolazione, con costi enormi rapportati ai numeri sopra descritti.

Quali sono le ragioni che

hanno portato ad avere

questa situazione in Italia?

Certamente in primis la causa . riconducibile al fattore economico. I troppi tagli al settore nel corso di questi anni hanno certamente inciso nelle scelte delle amministrazioni e delle aziende, che hanno evidentemente privilegiato altre opzioni per il funzionamento del servizio, andando a penalizzare oltre modo gli investimenti sui mezzi. Questa considerazione trova riscontro analizzando le poche realtà aziendali“virtuose” nel nostro settore, dove gli investimenti sui veicoli hanno trovato invece una voce stabile nei bilanci.

Un’altra ragione che sicuramente ha inciso è la frammentazione delle gestioni aziendali inerenti il trasporto pubblico locale.

Infatti maggiore . il numero delle aziende a gestire e programmare il servizio, minore è l’omogenea ed equilibrata programmazione nella gestione dei mezzi, che sia un piano di investimento o di manutenzione ordinaria.

Anche la parte normativa che regolamenta il settore ha la sua parte di responsabilità: troppo variegata risulta essere l’assegnazione del servizio da parte delle amministrazioni, dalle gare ai contratti di servizio. la voce degli investimenti sui mezzi deve trovare sempre più spazio all’interno.

Per fare questo . evidente che la durata dell’assegnazione del servizio deve avere un arco temporale medio/lungo, perchè è un fattore che gioca un ruolo fondamentale negli investimenti.

Quali sono le soluzioni?

Chi deve intervenire?

La soluzione . semplice, anche abbastanza compressibile se si condividono le ragioni esposte che fotografano il nostro Paese in merito al tema. Ricordo che siamo tra gli ultimi posti tra i paesi mediamente avanzati i quali, al contrario nostro, considerano il servizio di trasporto pubblico come bene primario e a cui vengono garantiti fondi costanti e consistenti. Ne consegue che quello del tpl italiano . un problema che coinvolge direttamente lo Stato, che deve intervenire.

Lo sta facendo. Bene! Nel 2016 il problema è entrato tra le priorità del Governo, grazie anche alle pressioni che contamente arrivavano da tutto il territorio nazionale per denunciare i disservizi, con un ruolo centrale del sindacato.

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