DOCUMENTO CGIL CISL UIL PER LA PREDISPOSIZIONE DI UNA LEGGE ORDINARIA DI RIFORMA DEL CNEL A COSTITUZIONE VIGENTE


Cgil, Cisl e Uil sono convinte che la “democrazia sostenibile” si realizzi tramite il riconoscimento della rappresentanza poliarchica della società civile, del ruolo delle parti sociali, dell’importanza della partecipazione delle stesse alle scelte di politica economica e sociale, della funzione imprescindibile della coesione sociale per l’intero sistema Paese.

Ritengono altresì che garantire in modo stabile e continuativo forme e modalità di partecipazione e di rappresentanza delle forze sociali, in particolare del Sindacato, e della società civile, possa assicurare il loro contributo attivo e il loro protagonismo, necessari per la tenuta complessiva degli assetti istituzionali, sociali ed economici.

La riduzione degli oneri connessi alle funzioni pubbliche di rappresentanza non può quindi voler dire intervenire in modo lineare, tagliando quelle sedi e quei luoghi di confronto istituzionale finalizzati a realizzare una maggiore partecipazione dei soggetti economici e sociali. Riteniamo, al contrario, che debbano rafforzarsi i processi di consultazione e di dialogo tra istituzioni e società civile. In tal senso non abbiamo condiviso la proposta, prevista nella riforma costituzionale respinta dal referendum tenutosi il 4 dicembre u.s., di soppressione dell’articolo 99 della Costituzione, che resta tuttora vigente e che deve essere attuato.

La necessità di un luogo istituzionale di rappresentanza degli interessi economici e sociali, che possa operare con continuità, contribuendo al processo di formazione democratica delle decisioni, sussiste oggi ancor più, forse, che in passato dato il perdurare della profonda crisi economica e sociale che ha investito il nostro Paese. Una necessità che trova riscontro nei Trattati dell’Unione Europea e che si realizza sia a livello comunitario con il CESE, organo consultivo che fornisce consulenza qualificata alla Commissione, al Consiglio e al Parlamento europeo, attraverso l’elaborazione di pareri sulle proposte di leggi europee e di pareri formulati di propria iniziativa su altre problematiche che a suo giudizio meritano una riflessione, sia a livello nazionale con analoghi organi di consultazione, i Consigli nazionali economici e sociali, istituiti nei Paesi membri dell’Unione, i quali coadiuvano Governo e Parlamento nella loro pianificazione economico, sociale e ambientale. Proprio dalla struttura del CESE si potrebbe inquadrare un modello da cui trarre ispirazione per l’attuazione di quegli obiettivi di dibattito e convergenza sociale cui la Costituzione assegna al CNEL.

Si propone, dunque, di novellare la legge 30 dicembre 1986, n. 936 recante la disciplina di composizione, delle attribuzioni e del funzionamento del CNEL, per renderlo maggiormente efficiente e funzionale alle nuove dinamiche del mondo del lavoro e della produzione, ridefinendone compiti e struttura in un nuovo quadro di procedure che consentano da una parte l’assunzione di decisioni rapide e chiare e dall’altra di valorizzarne la funzione di analisi e di valutazione delle politiche pubbliche, salvaguardandone l’indispensabile ruolo di certificazione della rappresentatività delle forze sociali e di sede unica dell’archivio della contrattazione. CGIL CISL UIL

Funzioni

 potenziamento dell’Archivio della contrattazione collettiva, nazionale e di secondo livello;

 svolgimento delle attività di certificazione della rappresentanza e rappresentatività delle Parti sociali nel settore privato, in attuazione degli accordi interconfederali sottoscritti sulla materia;

 sede del Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro, integrato da un archivio nazionale della normativa e giurisprudenza relativa alla sicurezza del lavoro;

 valutazione delle principali politiche pubbliche, anche raccogliendo e valorizzando le analisi e le valutazioni realizzate da altri soggetti (Istituzioni, Centri di studio e di ricerca, Università), ed elaborazione di una Relazione annuale sui livelli e qualità dei servizi erogati dalle Pubbliche Amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini;

 discussione entro il percorso di finanza pubblica degli andamenti a consuntivo e delle previsioni del Benessere Equo e Sostenibile BES, così come definito dalla riforma della legge di bilancio (LEGGE 4 agosto 2016, n. 163, art.14);

 sviluppo delle capacità di lavoro istruttorio e preparatorio del dialogo fra le Parti sociali e i Governi centrale e regionali attraverso la stesura di rapporti periodici su materie definite di interesse economico e sociale;

 definizione tra Governo, Parlamento e CNEL di un programma annuale/pluriennale di priorità, al fine di concentrare l’attività di analisi del Consiglio sui temi dell’agenda di Governo e delle Commissioni parlamentari creando un circuito di interazione funzionale;

 pareri obbligatori, ma non vincolanti, per le riforme più importanti nel campo economico e sociale, con obbligo di esame e risposta motivata da parte dell’Istituzione richiedente (così come avviene nel rapporto tra CESE e Commissione Europea);

 esame del Documento di Economia e Finanza e della Nota di aggiornamento;

 iniziativa legislativa non solo con ddl, ma anche con emendamenti qualificati a leggi in formazione;

 espressione, su richiesta del Governo, di valutazioni e proposte su tutto il processo di formazione della legislazione e delle politiche comunitarie e sulla loro attuazione;

 coinvolgimento del CNEL sui temi economici e sociali di derivazione legislativa comunitaria, in rapporto con il CESE (Comitato economico e sociale europeo) con l’obiettivo di rafforzare il modello di governance partecipativa della stessa Unione Europea, con particolare riferimento al processo del Semestre Europeo: 1. Elaborazione del Programma

CGIL CISL UIL

nazionale di riforma; 2. Posizione sull’Analisi annuale della crescita; 3. Raccomandazioni specifiche per Paese.

In un sistema di governance multilivello come quello europeo il CNEL, attraverso il suo ruolo istruttorio, può funzionare da raccordo su temi per i quali le stesse istituzioni europee sollecitano un più forte coinvolgimento delle parti sociali.

Governance e struttura

L’esperienza degli anni recenti mostra come la crisi profonda del CNEL sia dipesa essenzialmente dalla mancanza di sintonia tra i vertici, nominati dal Governo, e le Parti sociali. A tal fine è indispensabile che il Presidente del CNEL sia nominato (con DPR), previo parere qualificato delle Parti sociali, secondo modelli analoghi in Europa e nel mondo. Anche il Segretario generale, che assicura la gestione operativa dell’organizzazione interna di supporto, deve avere il gradimento del Consiglio.

Definizione di un numero dei membri dell’Assemblea (già ridimensionato nel 2011 da 121 a 64) che, senza compromettere la capacità di rappresentanza pluralista del Consiglio, assicuri una maggiore snellezza all’organismo, funzionale ad una migliore operatività.

Eliminazione dei costi della tecnostruttura, assegnando esclusivamente il personale di supporto ai lavori dell’Assemblea, abolendo ogni indennità fissa mensile ai consiglieri e prevedendo che i Centri studio delle Categorie produttive collaborino gratuitamente con il CNEL.

Semplificazione delle procedure interne, al fine di assicurare ai lavori del Consiglio la flessibilità necessaria e l’agilità operativa utile ad operare secondo i nuovi tempi del processo decisionale politico.

Disciplinare forme di collaborazione tra CNEL, i Servizi studi di Camera e Senato e, più in generale, il complesso delle Pubbliche Amministrazioni, al fine di ridurre drasticamente l’esigenza di convenzioni con centri privati, e garantire la presenza di personale adeguato per formazione e composizione.

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Tema su cui sviluppare una riflessione:

In caso di recepimento della Raccomandazione COM(2015)601 sull’istituzione del Comitato Nazionale per la competitività, sede di tale Comitato dovrebbe essere il CNEL in qualità di organismo istituzionale indipendente costituito dalle forze economiche e sociali del Paese. Il CNEL dovrebbe svolgere tale funzione conformemente all’accezione più ampia di “competitività” (definita dal progetto WWWforEurope, finanziato dalla stessa Commissione Europea) che, andando oltre il Pil, deve includere anche fattori sociali e sostenibilità, senza prefigurarsi di interferire con il processo di determinazione dei salari o con il ruolo delle parti sociali né di armonizzare i sistemi nazionali di determinazione dei salari.

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