Analisi dichiarazioni dei redditi 2015


  • Il Ministero dell’Economia ha diffuso nei giorni scorsi i dati riferiti alle dichiarazione dei redditi 2015.
  • Dall’analisi emerge innanzitutto un evidente squilibrio nell’addizionale regionale e comunale, pagata quasi interamente dai lavoratori e pensionati. Dopo la stagione federalista con l’approvazione della legge delega e dei decreti attuativi, i dati ci restituiscono la fotografia di un assetto della fiscalità locale che necessita di una revisione complessiva e ponderata e non ispirata all’emergenza del momento. Anche il “blocco” degli aumenti delle addizionali, confermato anche per quest’anno dalla Legge di Bilancio per il 2017, non può essere considerata una soluzione strutturale, nonostante ponga un freno ai continui incrementi, a beneficio in particolare dei redditi più bassi, come richiesto dalla Cisl.
  • La distribuzione delle detrazioni per redditi da lavoro e da pensione, per carichi familiari e per le spese sanitarie evidenzia l’esigenza di una azione ridistributiva a favore delle fasce di reddito medio e basso. Contemporaneamente, non possiamo trascurare la circostanza che la maggiore iniquità prodotta dal sistema fiscale è quella generata da chi le imposte le evade, beneficiando anche di servizi agevolati.
  • L’insieme dei dati fornisce, quindi, spunti di riflessione e di approfondimento in previsione della prossima manovra di aggiustamento dei conti pubblici ed indicazioni di politica fiscale che la Cisl intende utilizzare per chiedere al Governo l’avvio di una riflessione orientata ad una revisione complessiva del nostro sistema tributario, anche al fine di rimuovere l’elevata segmentazione fra categorie e classi di reddito che si è andata acuendo negli ultimi anni, sia per effetto della perdurante crisi economica, sia per la progressiva stratificazione di misure utili ma adottate al di fuori di un disegno organico di politica fiscale.
  • Fraterni saluti
  •                                                                                   Il Segretario confederale
  •                                                                                             Maurizio Petriccioli

Nota a cura di Paola Serra, Dipartimento Democrazia economica, fisco, previdenza, riforme istituzionali.

 

Dichiarazioni dei redditi anno di imposta 2015

 

Addizionale regionale e comunale

Dall’analisi delle dichiarazioni dei redditi per l’anno di imposta 2015 diffuse dal Ministero dell’Economia, emerge che il gettito complessivo dell’addizionale regionale è di 11,8 miliardi di euro per circa 29 milioni di contribuenti.

I lavoratori dipendenti contribuiscono per 7,1 miliardi di euro al gettito, mentre i pensionati per 4,2 miliardi: come già nelle precedenti dichiarazioni, si rileva che lavoratori e pensionati realizzano il 96% del gettito.

Il Lazio è la regione dove i contribuenti pagano l’importo medio più elevato (circa 620 euro/anno) con un gettito complessivo regionale di circa 1,7 miliardi .

Il Lazio ha utilizzato quasi integralmente la flessibilità sull’aliquota, mantenendo l’aliquota di base dell’1,73% per i redditi entro i 15mila euro come stabilito dalla legge, e prevedendo un frazionamento della classe di reddito 28-55mila euro in 28.000-35.000 e poi 35-55.000. Questo con la finalità – positiva e voluta dai sindacati –  di salvaguardare i redditi entro i 35mila euro dall’aumento dell’addizionale.

Da un punto di vista formale la legge stabilisce che le regioni possano rendere progressiva l’aliquota rispettando la divisione in classi di reddito così come è prevista  per l’Irpef statale. Nella stessa direzione si è espressa una sentenza della Corte Costituzionale.

Tra il 2013 e il 2016 è rimasta invariata l’aliquota sui redditi più bassi mentre questa è cresciuta all’aumentare del reddito.

La Lombardia con i suoi 2,7 milioni di contribuenti realizza un gettito di 2,2 miliardi di euro (circa il 19%) con un importo medio annuo di 400 euro.

Addizionale regionale Numero contribuenti Gettito
Lavoratori dipendenti 16,2 milioni 7,1 miliardi
Pensionati 11,1 milioni 4,2 miliardi

I contribuenti dell’addizionale comunale sono 25,5 milioni per un gettito di 4,7 miliardi di euro.

14,2 milioni di lavoratori dipendenti realizzano 2,8 miliardi di euro di gettito mentre 9,9 milioni di pensionati contribuiscono al gettito per 1,7 miliardi. Anche in questo caso il 96% del gettito è a carico dei lavoratori e pensionati.

Addizionale comunale Numero contribuenti Gettito
Lavoratori dipendenti 14,2 milioni 2,8 miliardi
Pensionati 9,9 milioni 1,7 miliardi

 

La legge di Stabilità 2016 e la legge di Bilancio 2017 hanno stabilito la sospensione dell’efficacia delle deliberazioni comunali incrementative delle imposte locali. Quindi regioni e comuni non possono aumentare le aliquote (ma se ritengono e ne hanno la possibilità possono ridurre l’aliquota o incrementare la fascia esente dell’addizionale comunale). Il “blocco” ha avuto un effetto potenziale più rilevante per l’addizionale regionale dove i margini di flessibilità sull’aliquota ancora inutilizzati erano più ampi; per l’addizionale comunale, invece, la maggior parte dei comuni avevano già sfruttato i loro margini di flessibilità sull’aliquota fissandola al livello massimo dello 0,8%.  L’effetto di queste scelte si potrà rilevare il prossimo anno nell’analisi delle dichiarazioni dei redditi del 2016.

 

Le scelte di politica fiscale locale hanno risentito negli anni delle urgenze contingenti e si è rinunciato alla definizione di un quadro organico e stabile. Inoltre, la circostanza che circa16 miliardi di euro di addizionali siano pagate da lavoratori e pensionati solleva molte domande rispetto al potere d’acquisto e al benessere di questi cittadini, all’equità, e all’urgenza di ridisegnare in modo organico ed equo il prelievo locale congiuntamente a quello nazionale.

Bonus 80 euro

Dai dati del Ministero dell’Economia emerge che sono circa 11,2 milioni i contribuenti che hanno diritto al bonus per un importo totale di circa 9 miliardi di euro.

La Lombardia, il Veneto e il Lazio sono le regioni dove i lavoratori hanno percepito la quota maggiore del Bonus: 1,6 miliardi di euro in Lombardia; 874 milioni in Veneto e 800 milioni nel Lazio. Queste tre regioni, quindi, hanno usufruito del 36% dell’importo totale del bonus 80 euro.

Il Bonus è stato introdotto nel 2014 e reso permanente a decorrere dal 2015. Riguarda prevalentemente i percettori di reddito da lavoro dipendente (e alcuni redditi assimilati) compresi tra (circa) 8mila e 26mila euro.

 

Cedolare secca

I contribuenti che hanno optato per la cedolare secca sono 1,7 milioni e l’imposta pagata è stata di circa 2 miliardi di euro; la Lombardia e il Lazio sono le regioni che hanno utilizzato maggiormente la cedolare.

Considerando i redditi oltre i 100mila euro, emerge che il 5% dei contribuenti realizzano il 17% dell’imposta.

Il decreto legislativo 23/11 attuativo del federalismo municipale, ha introdotto la tassazione sostitutiva opzionale dei redditi da locazione con aliquota del 21% e del 19% per i contratti di locazione a canone concordato. La relazione tecnica al provvedimento aveva previsto entrate per 3,2 miliardi di euro a fronte di un costo di 3,7 miliardi di euro. A cinque anni dall’introduzione della flat tax per la tassazione degli immobili locati, il gettito è ancora circa la metà di quello preventivato determinando, negli anni, un considerevole scostamento tra gettito ipotizzato e realizzato. 

Contribuenti e detrazioni

Il 50,2% degli oltre 41 milioni di contribuenti sono lavoratori dipendenti (circa 20,8 milioni) e il 36,5% sono pensionati (circa 15 milioni). Quindi quasi l’87% dei contribuenti è un lavoratore dipendente o un pensionato. Questa prima osservazione numerica delimita il perimetro qualitativo di qualsiasi intervento che abbia per oggetto le detrazioni. In un’ottica di redistribuzione del reddito è corretto – eventualmente – incidere sui redditi più elevati, ma non solo quelli dei dipendenti e dei pensionati bensì su tutti i redditi. Altrimenti gli evasori beneficiano del mancato pagamento delle imposte in termini di reddito; di servizi agevolati in virtù del falso reddito dichiarato e si mettono al riparo da eventuali tagli di detrazioni perché si collocano in categorie di reddito basso.

Detrazione da lavoro e da pensione

L’ammontare della detrazione da lavoro dipendente è pari a 22,5 miliardi di euro e riguarda 19,6 milioni di contribuenti mentre la detrazione per redditi da pensione ammonta complessivamente a 17,5 miliardi di euro e riguarda 14,2 milioni di pensionati.

Ai 7,6 milioni di lavoratori con un reddito entro i 15mila euro spettano circa 10miliardi di euro di detrazione da lavoro (44%).  Circa il 38% della detrazione da lavoro (8,6 miliardi di euro) riguarda le classi di reddito tra i 15 e i 26mila euro per un totale di 6,7 milioni di dipendenti (circa il 34%).

Tra i 26 e i 55 mila euro sono compresi 5,3 milioni di lavoratori dipendenti che beneficiano di 4 miliardi di detrazione (17%). La detrazione è decrescente e si annulla a 55mila euro.

Reddito Numero di lavoratori

dipendenti

Detrazione da

lavoro

% detrazione
0-15mila 7,6 milioni 10 mld 44%
15-26mila 6,7 milioni 8,6 mld 38%
26-55mila 5,3 milioni 4 mld 17%

Gli oltre 6,6 milioni di pensionati con un reddito compreso entro i  15mila euro beneficiano di circa il 58% della detrazione (10,2 miliardi di euro). La detrazione media più elevata (1.730 euro) è quella dei pensionati con un reddito compreso tra i 6 e i 7500 euro,

Ai 4,8 milioni di pensionati con reddito compreso tra i 15 e i 26mila euro, competono detrazioni per reddito da pensione per circa 5,4 miliardi di euro (circa 31%). Mentre ai 2,8 milioni di pensionati con reddito tra 26 e 55mila euro competono 1,9 miliardi di detrazione. Anche per i pensionati la detrazione si annulla a 55mila euro.

Reddito Numero

di pensionati

Detrazione da

pensione

% detrazione
0-15mila 6,6 milioni 10,2 mld 58%
15-26mila 4,8 milioni 5,4 mld 31%
26-55mila 2,8 milioni 1,9 mld 11%

 

Detrazione per carichi familiari

Sono circa 8,5 milioni (41%) i contribuenti lavoratori dipendenti che usufruiscono delle detrazioni per carichi familiari che ammontano a quasi 9 miliardi di euro: 1,7 milioni di contribuenti entro i 15mila euro beneficiano di 2,3 miliardi di detrazioni (26%); tra i 15 e i 26 mila euro si trovano 3,2 milioni di contribuenti ai quali competono circa 3,7 miliardi di detrazioni per carichi familiari; tra 26 e 55mila euro a 3 milioni di lavoratori dipendenti spettano 2,8 miliardi di euro di detrazione,  mentre oltre i 55mila euro si trovano 475 mila contribuenti ai quali spettano 198milioni di euro di detrazioni.

Reddito Numero di lavoratori

dipendenti

Detrazione famiglia % detrazione
0-15mila 1,7 milioni 2,3 mld 26%
15-26mila 3,2 milioni 3,7 mld 41%
26-55mila 3 milioni 2,8 mld 31%
> 55.000 475 mila 198 milioni 2%

Tutte le regioni del sud beneficiano in media di una detrazione di oltre mille euro: la Sardegna con 1.110 euro medie è tra queste la regione con l’importo più contenuto mentre la Campania con 1360 euro è quella con la detrazione media per carichi familiari più elevata del sud e in Italia. Le regioni del centro hanno una detrazione media entro i 1000 euro (Lazio); le regioni settentrionali beneficiano di una detrazione media compresa tra 880 e i 1.000 euro.

L’importo medio della detrazione è quindi suddiviso in tre fasce geografiche sostanzialmente uniformi.

Più contenuto, invece, l’importo medio della detrazione per carichi familiari relativo ai pensionati. Sono 2,7 milioni su 15 complessivi (circa il 18%) i pensionati che ne usufruiscono per un ammontare complessivo di circa 2,7 miliardi di euro. In Campania la detrazione media è di 970 euro, nel Lazio 770 euro in Val d’Aosta ed in Emilia Romagna gli importi medi più bassi con 710 euro.

Detrazione per spese sanitarie

Circa 9,3 milioni di lavoratori dipendenti usufruiscono delle detrazioni per spese sanitarie  per un ammontare totale di 8,5 miliardi di euro e con una detrazione media di 900 euro.

I redditi entro i 15mila euro beneficiano dell’11% dell’importo complessivo mentre i redditi più elevati del 13%: la detrazione media del primo gruppo arriva ad un livello massimo di 690 euro, mentre per le fasce di reddito più elevate si va dai 1.100 euro per coloro che hanno un reddito di 55mila euro, fino ai 3.160 euro dei 14mila contribuenti con oltre 300mila euro di reddito annuo.

Viene così confermato che la spesa sanitaria, e quindi le relative detrazioni, crescono al crescere del reddito.

Reddito Numero di lavoratori

dipendenti

Detrazione

Spese sanitarie

% detrazione
0-15mila 1,6 milioni 963 milioni 11%
15-26mila 3,5 milioni 2,9 mld 34%
26-55mila 3,6 milioni 3,6 mld 42%
> 55.000 730 mila 1,1 mld 13%

I pensionati che usufruiscono di queste detrazioni sono 6,8 milioni per un ammontare complessivo di 7,4 miliardi di euro ed una detrazione media di 1.080 euro. Il valore massimo della detrazione media per i redditi entro i 15mila euro è di 850 euro (il minimo è di 620 euro); per i redditi superiori a 55mila euro si va dal minimo di 1.750 euro (per i redditi di 55mila euro annui) fino a 4.100 euro dei 6.570 pensionati con un reddito di oltre 300mila euro.

Reddito Numero di pensionati Detrazione

Spese sanitarie

% detrazione
0-15mila 1,5 milioni 1,2 mld 16%
15-26mila 2,8 milioni 2,7 mld 37%
26-55mila 2,1 milioni 2,6 mld 35%
> 55.000 438 mila 907 milioni 12%

Si osserva che il valore della detrazione cresce al crescere del reddito sia per i dipendenti che per i pensionati e che il valore della detrazione è maggiore per questi ultimi.

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