Flixbus multata in Svizzera: ha infranto il divieto di cabotaggio

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Flixbus multata in Svizzera. È notizia di pochi giorni fa la sanzione inflitta al gigante dei bus verde fluo, che dovrà pagare 3mila franchi per aver violato il divieto di cabotaggio. Il mercato della linea interregionale, in Svizzera, non è liberalizzato: Flixbus può collegare le città elvetiche con l’estero ma non trasportare passeggeri tra due città svizzere. La multa è stata inflitta dall’Ufficio federale dei trasporti (Uft).

In Svizzera aspre polemiche su Flixbus

La sanzione, come si legge su “Tvsvizzera”, è la conseguenza di una violazione constatata ad agosto 2016 dai servizi doganali della zona di Basilea, i quali hanno informato l’Uft in quanto autorità di vigilanza. Ora si apre una finestra di trenta giorni durante i quali Flixbus può contestare la multa. L’istanza potrebbe in seguito approdare davanti a un tribunale penale. Il fenomeno del cabotaggio effettuato da parte di linee Flixbus che, prima di approdare all’estero, effettuano più fermate intermedie in territorio elvetico, è da tempo oggetto di proteste, col sindacato del personale dei trasporti (Sev) particolarmente agguerrito a riguardo. Quest’ultimo ha giudicato “ridicola” la sanzione inflitta al gigante dei bus con base a Monaco di Baviera, chiedendo all’Uft più decisione contro la «concorrenza sleale» di Flixbus. L’importo della multa è infatti poco elevato (circa 2.800 euro), quasi a carattere simbolico: il massimo previsto è 100mila franchi. L’Uft ha motivato questa decisione rilevando che si tratta della prima violazione constatata e che Flixbus ha assicurato che intende adeguarsi a tale divieto. Il divieto di cabotaggio è ancorato nell’accordo del 1999 fra la Confederazione Elvetica e la Comunità europea sul trasporto via strada e ferrovia.

Flixbus attende le autorizzazioni per collegare città svizzere

«Se dovessimo essere giuridicamente obbligati a pagare una multa ovviamente reagiremo», questa la dichiarazione del portavoce di FlixBus Martin Mangiapia all’agenzia telegrafica svizzera. Del resto «Gli autisti sono sensibilizzati al riguardo, ma non possono impedire ai passeggeri di lasciare l’autobus prima della fermata indicata sul biglietto, sarebbe coazione e dunque chiaramente contro la legislazione svizzera». Il portavoce ha aggiunto che ai passeggeri vengono chiaramente segnalate le regole. A fine 2016 Flixbus ha fatto sapere che ha chiesto un’autorizzazione per poter collegare le città elvetiche, in particolare sull’asse San Gallo –  Zurigo – Berna – Ginevra. Le ferrovie federali sono già in allarme.

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Approvazione definitiva Legge delega per il contrasto alla povertà.

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Carissimi,

 

    lo scorso 9 Marzo il Senato ha approvato in via definitiva la Legge “Delega recante norme relative al contrasto alla povertà, al riordino delle prestazione e al sistema degli interventi e dei servizi sociali”, non apportando alcuna modifica al testo già approvato dalla Camera a luglio dell’anno passato. L’importanza di questa Legge è che per la prima volta in Italia si cerca di colmare il divario esistente con i nostri partner europei prevedendo su scala nazionale l’introduzione di un sostegno minimo al reddito per i più poveri in connessione con un percorso di reinserimento socio-lavorativo.

Il provvedimento ha avuto un percorso tortuoso è ed ha rischiato di rimanere bloccato a seguito del recente mutamento degli scenari politici. Grazie anche al ruolo svolto dalla Cisl nell’ambito della più vasta Alleanza contro la povertà ciò non è avvenuto, anche se è bene ricordare che per l’effettiva attuazione della delega sarà ancora necessaria l’emanazione dei connessi decreti legislativi e che ciò dovrà avvenire entro i prossimi sei mesi, con ulteriori successivi e necessari passaggi istituzionali.

I suddetti decreti dovranno disegnare nel dettaglio la misura di contrasto alla povertà tenendo conto delle linee di indirizzo tracciate dalla Legge Delega nonché delle raccomandazioni provenienti dal Senato, contenute nei diversi Ordini del giorno approvati in Commissione e in Aula. Il Senato ha infatti rinunciato a operare direttamente modifiche sul testo proveniente dalla Camera per non allungare ulteriormente i tempi del provvedimento, che avrebbe altrimenti rischiato di non essere portato a compimento entro l’attuale legislatura, preferendo esercitare un potere d’indirizzo attraverso gli impegni chiesti al governo con gli Ordini del giorno.

La struttura del provvedimento non potrà che tenere in conto, inoltre, dell’attuale misura sperimentale di contrasto alla povertà: il Sostegno all’Inclusione attiva (SIA), sperimentato prima nelle dodici principali città italiane e successivamente esteso in tutto il territorio nazionale a partire dallo scorso settembre.

Il finanziamento della nuova misura, denominata Reddito d’Inclusione, potrà contare interamente sul Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, che attualmente già finanzia  il SIA  e che  dal prossimo  anno  ammonterà strutturalmente  a circa 1,7 miliardi annui, oltre alle risorse che potranno derivare dalla razionalizzazione degli strumenti già esistenti e dagli eventuali risparmi che potrebbero aversi a seguito del mancato pieno impiego del suddetto fondo nell’anno in corso. Una parte di queste risorse dovrà essere destinata ai Servizi per l’Inclusione, che potranno inoltre beneficiare del cofinanziamento europeo proveniente dalla ripartizione dei fondi del PON Inclusione (circa 1 miliardo da suddividere in 6 anni), il cui primo riparto è attualmente già a disposizione dei territori proprio a sostegno dei percorsi d’inclusione previsti nel SIA.

Per quanto riguarda i punti principali del provvedimento, occorre sottolineare che la nuova misura verrà concessa al livello familiare, sulla base dell’ISEE, tenendo però conto del reddito disponibile e della capacità di spesa dei beneficiari e sarà composta da due elementi: un beneficio economico e una componente di servizi alla persona, entrambi definiti come livelli essenziali delle prestazioni. Pur se da configurarsi come misura unica ed universale, interesserà prioritariamente le famiglie in povertà con: figli minori o gravemente disabili, donne in stato di gravidanza accertata,  persone disoccupate oltre i 55 anni.

La parte relativa al riordino delle prestazioni assistenziali vigenti contro la povertà è stata sensibilmente ridimensionata nel passaggio del provvedimento alla Camera, interesserà presumibilmente  l’ASDI, la Social Card e alcune misure minori, che tuttavia, come specifica il testo, non potranno essere legate alla disabilità o invalidità, alla genitorialità o riguardare persone non più in età di attivazione lavorativa.

Per quanto riguarda i progetti personalizzati di reinserimento socio-lavorativo e la presa in carico dei beneficiari sarà prevista un’apposita équipe multidisciplinare costituita dagli ambiti territoriali (sulla base della Legge 328/2000) in collaborazione con le amministrazioni competenti sul territorio in materia di servizi per l’impiego, la formazione, le politiche abitative, la tutela della salute e l’istruzione, sulla base di una valutazione multidimensionale del bisogno, una piena partecipazione dei beneficiari e prevedendo un monitoraggio sugli esiti dei progetti.  

Il ricevimento del beneficio sarà condizionato al rispetto di tali progetti e la sua durata potrà essere prolungata fino al compimento di tali progetti se persistono le condizioni di difficoltà delle famiglie beneficiarie.

Verrà istituito al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali un organismo di coordinamento del sistema degli interventi e dei servizi sociali con le  Regioni e le province autonome e l’’INPS, per favorire una maggiore omogeneità territoriale nell’erogazione delle prestazioni e definire le linee guida per gli interventi. Questo organismo dovrà consultare periodicamente le parti sociali e gli organismi del Terzo Settore con i quali collaborerà per le analisi e le proposte sul contrasto alla povertà.

La Cisl ha operato attraverso incontri formali e informali con il Ministero ed il Parlamento affinché l’originario  Disegno di legge delega fosse migliorato e andasse incontro alle nostre proposte. Il lavoro da noi condotto nell’ambito dell’Alleanza contro la povertà sia politico che tecnico è stato fondamentale ed ha fruttato tra l’altro la partecipazione alla creazione della proposta del Reddito d’Inclusione Sociale (REIS). Continuiamo con l’Alleanza in un lavoro di mediazione tecnico-politica in questi giorni affinché i decreti attuativi siano più possibile simili a questa proposta e al suo spirito.

Siamo consapevoli che l’approvazione della Legge Delega è un passaggio storico e significativo ma non sufficiente per ciò che riteniamo sia necessario per cominciare ad orientare il nostro Welfare verso un modello più inclusivo. Ci sono due punti in particolare che riteniamo fondamentali per una buona riuscita della misura:

L’universalità della stessa, prevedendo un sostegno economico adeguato, non può essere raggiunta con gli attuali fondi a disposizione, che ammontano a circa un quarto di quelli che sarebbero necessari (7,1 miliardi secondo le stime del Reis) per fare uscire tutte le famiglie dalla povertà assoluta. E’ dunque necessario, non solo disegnare le misura adeguatamente impedendo che rimanga categoriale, ma anche proseguire la battaglia per ottenere un incremento del Fondo dedicato nelle prossime Leggi di Stabilità. Occorre dunque definire chiaramente nei prossimi mesi il Piano nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale previsto dalla Delega e fare in modo che esso sia accompagnato da appositi finanziamenti nei prossimi anni.

Per uno  sviluppo strutturale dei Servizi all’inclusione, carenti se non del tutto assenti in vaste aree del paese, e comunque da riorganizzare nelle aree più sviluppate, non sono sufficienti le risorse del PON Inclusione, che rischiano per loro natura di essere temporanee pur se garantite allo scopo grazie al vincolo di destinazione. E’ dunque necessario chiedere che una significativa quota del Fondo dedicato sia permanentemente destinata allo sviluppo e al mantenimento di tali Servizi, senza i quali la parte inclusiva della misura risulterebbe inefficace. Occorre tuttavia contestualmente evitare il rischio che questa parte finisca per essere oggetto di diversa destinazione (così come tristemente avvenuto quest’anno per buona parte del Fondo Politiche Sociali).

Nei prossimi mesi manterremo alta l’attenzione su questi due punti congiuntamente al proseguimento del lavoro di confronto tecnico sui decreti legislativi.

Alleghiamo il testo della Legge approvata in via definitiva. Vi riportiamo inoltre un articolo divulgativo comparso sulla rivista Welfare Oggi che può essere utile per conoscere alcuni punti del dibattito in corso.

Il dipartimento resta come sempre a disposizione delle strutture per qualsiasi chiarimento e iniziativa a riguardo.

Fraterni saluti.

                        

 

p. il Dipartimento Il Segretario Confederale

Lorenzo Lusignoli       Maurizio Bernava

 

SENATO DELLA REPUBBLICA

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LA POVERTÀ IN ITALIA: LO STATO

DELL’ARTE, LE PROPOSTE, I NODI

 

Articolo_ WelfareOggi

Osservazioni Cgil, Cisl, Uil, schema decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al D.Lgs 18 aprile 2016, n. 50.

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Roma, 23 marzo 2017

Carissime/i,

     proseguendo il lavoro di monitoraggio e analisi dell’iter parlamentare che porterà all’approvazione del Correttivo del Codice Appalti (entro il prossimo 19 aprile) e dopo aver trasmesso allaPresidenza del Consiglio dei MinistriContinua a leggere…

Tribunale di Monza con la sentenza n. 617/2017

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Roma, 17 marzo 2017

 

OGGETTO: Retta per i malati di Alzheimer ricoverati nelle Rsa

Carissime/i,

il Tribunale di Monza con la sentenza n. 617/2017 (che alleghiamo alla presente), pubblicata il 1° marzo scorso, ha stabilito che il malato di Alzheimer ricoverato in Rsa (Residenza sanitaria assistenziale) che necessita di prestazioni sanitarie non deve pagare la retta che dev’essere a carico del Ssn (Servizio sanitario nazionale). La sentenza, infatti, specifica che i malati di Alzheimer ricoverati nelle Rsa sono completamente a carico del Ssn, oltre che per le cure sanitarie, anche per le prestazioni assistenziali, quali il vitto e l’alloggio.

Con tale sentenza il Tribunale di Monza ha confermato quanto già contenuto in alcune sentenze della Cassazione (in particolare la sentenza n. 22776 del 2016), secondo le quali quando vi è stretta correlazione tra prestazioni assistenziali e quelle sanitarie, anche le prime sono a carico del Ssn e non possono essere poste a carico dei malati e dei loro parenti. Si tratta infatti diprestazioni socio-sanitarie ad elevata integrazione sanitaria.

In tal senso, vale la pena di sottolineare che anche la normativa attualmente vigente in materia di assistenza socio-sanitaria-assistenziale (Dpcm del 14 febbraio 2011, Atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie), stabilisce che le “prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria” sono a carico del Ssn.

Fraterni saluti.

p. il Dipartimento Il Segretario Confederale

Imma La Torre

Maurizio Bernava

La Pietra dello scandalo

Manifesto XI° congresso FIT-CISL del Trentino

     In data 25 marzo 2017 si è svolto l’XI° Congresso regionale FIT-CISL, congresso che si è svolto in un clima sereno e armonioso, ricco di interventi positivi e costruttivi da parte dei delegati, e che ha visto la rielezione pressoché all’unanimità del Segretario Generale Giovanni Giorlando e di tutta la segreteria uscente.

      Un congresso che ha rappresentato quindi un successo per tutti coloro che in questi ultimi quattro anni si sono dati da fare con impegno e duro lavoro per cercare di rendere migliore l’operato del sindacato.

      Come spiegare allora le dichiarazioni rese dal Signor La Pietra in relazione all’articolo pubblicato sul Trentino in data 26 marzo 2017?

      Trovo difficile poterlo fare senza esimermi dal fare della dietrologia.

     L’ultimo mandato, e non solo, nella segreteria FIT-CISL è stato contraddistinto nel 2013 da un congresso difficile e controverso: la mediazione presentata nei vari organi direttivi era stata mal digerita poiché il signor La Pietra fu accusato da molti di immobilismo. La sua ricandidatura fu motivata dal fatto che, giunto a metà mandato, sarebbe fuoriuscito per aver raggiunto l’età pensionabile (mi risulta che non sia ancora andato in pensione e siamo nell’anno 2017, due anni dopo la mediazione proposta).

     Sul suo nominativo non era stata trovata una senseria.

     Una volta fuoriuscito dagli organi direttivi della FIT, si è proposto alle amministrative del comune di Trento, nelle quali, detratti il suo voto e quello dei suoi famigliari, mi risulta abbia preso una cinquantina di voti: tale risultato la dice lunga sulla sua rappresentatività, tenendo conto che la federazione FIT-CISL ai tempi del suo mandato contava circa un migliaio di iscritti.

     L’articolo uscito il 26 c.m. sulla testata del Trentino mi sembra la pura rivendicazione di un cacciatore di poltrone.

     Mi permetto di fare una breve citazione biblica: chi semina vento raccoglierà tempesta.

     Riassumerei così tutta la storia che ha contraddistinto gli ultimi mandati dell’ex-segretario.

     Il tempo darà ragione ai giusti!

Segreteria

Pensioni – Cumulo contributivo – circolare Inps 60/2017

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Cari amici,

a seguito di quanto contenuto nel verbale di accordo sulla previdenza del 28 settembre 2016 siglato tra CGIL CISL UIL e Governo, la legge di bilancio per il 2017 ha previsto l’ampliamento della possibilità di cumulare gratuitamente la contribuzione presente in diverse gestioni previdenziali per raggiungere il diritto a pensione (vedi nostra circolare prot. 164/2016).

Infatti, l’art. 1 comma 195 della legge 232/2016 modifica, a partire dal 1 gennaio 2017, l’articolo 1 comma 239 della legge 228/2012 e consente oggi di esercitare tale facoltà non solo per raggiungere il diritto alla pensione di vecchiaia, superstiti e inabilità ma anche per ottenere la pensione anticipata con 41/42 anni e 10 mesi di contributi e ha eliminato un precedente vincolo che impediva di utilizzare il cumulo gratuito della contribuzione se si erano già raggiunti i 20 anni di contributi in una delle gestioni, sebbene non si fosse ancora titolari di pensione.

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, si tratta di una innovazione normativa molto importante, che la legge di bilancio ha addirittura esteso alle Casse professionali, la quale permette di risolvere buona parte dei problemi scaturiti dopo le discutibili scelte della legge 122/2010 che hanno prodotto oneri incongrui per l’accesso alla pensione a danno di migliaia di persone.

Ora, con la circolare 60/2017 l’INPS fornisce le indicazioni operative per l’applicazione pratica della disposizione e il coordinamento delle norme. L’Istituto precisa che rispetto alla contribuzione presente presso le Casse professionali emanerà successivamente una specifica circolare.

Dato il carattere molto tecnico delle indicazioni vi rinviamo alla lettura della circolare, segnalando che in sede di incontro con il Ministero del lavoro nei giorni scorsi abbiamo espressamente chiesto che il cumulo gratuito sia applicabile anche nel caso di pensionamento anticipato con 41 anni per lavoratori precoci. Non ritroviamo espressamente citato questo passaggio nella circolare 60/2017 ma vigileremo perché tale aspetto sia chiarito al più presto.

Vi invitiamo ad indirizzare al Patronato INAS-CISL tutti i lavoratori e le lavoratrici interessati per ricevere l’adeguata consulenza.

Fraterni saluti.

Il Segretario Confederale

Maurizio Petriccioli

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Direzione Centrale Pensioni

Roma, 16/03/2017

Circolare n. 60

OGGETTO: Cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti ai sensi dell’articolo 1, comma                         239, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, come modificato dalla legge 11                                     dicembre 2016, n. 232. Rinuncia alla totalizzazione di cui al decreto legislativo                           n.42 del       2006 ed alla ricongiunzione ex legge n. 29 del 1979. Termini di                                 pagamento delle indennità di fine servizio.

Premessa

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 297 del 21 dicembre 2016, Supplemento Ordinario n. 57, è stata pubblicata la legge 11 dicembre 2016, n. 232 recante “Bilancio di previsione dello Stato per

l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019”, entrata in vigore il 1° gennaio 2017.

L’articolo 1, comma 195, della citata legge, ha modificato l’articolo 1, comma 239, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, concernente la facoltà di cumulare i periodi assicurativi non coincidenti ai fini del conseguimento di un’unica pensione.

In particolare il predetto comma 195 ha previsto che la facoltà di cumulare i periodi assicurativi non coincidenti possa essere esercitata anche:

– dagli iscritti agli enti di previdenza di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509 eal       decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103 (Casse professionali);

– per conseguire la pensione anticipata di cui all’articolo 24, comma 10, del decreto leggen.    201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011;

– dai soggetti in possesso dei requisiti per il diritto autonomo al trattamento                                 pensionistico una delle gestioni di cui al citato comma 239.

I commi 196, 197 e 198 del medesimo articolo 1 hanno rispettivamente disciplinato: per i soggetti che si avvalgono del cumulo di cui al citato comma 239, i termini di pagamento delle indennità di fine servizio, comunque denominate di cui all’articolo 3 del decreto legge n. 79 del 1997, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 140 del 1997; per i soggetti titolari di più periodi assicurativi che consentono l’accesso al trattamento pensionistico ai sensi del predetto comma 239, il recesso dalla ricongiunzione di cui agli articoli 1 e 2 della legge n. 29 del 1979 e le modalità di restituzione di quanto già versato, nonché, la rinuncia alla domanda di pensione in totalizzazione di cui al decreto legislativo n. 42 del 2006 finalizzata all’accesso al trattamento pensionistico ai sensi del citato comma 239.

Con la presente circolare, acquisito il parere del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n.1706 del 13 marzo 2017, si forniscono le prime istruzioni applicative delle disposizioni in argomento limitatamente ai casi di cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti da parte degli iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi, alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335 ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima.

Con successiva circolare verranno diramate le istruzioni applicative delle disposizioni in argomento con riferimento ai casi di cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti anche presso le Casse professionali.

Per quanto non espressamente previsto dalla presente circolare, si fa rinvio alle istruzioni fornite con la circolare n. 120 del 2013 ove compatibili.

1. Trattamenti pensionistici in cumulo

L’articolo 1, comma 195, lettera a), della legge n. 232 del 2016, al primo periodo dell’articolo 1, comma 239, della legge n. 228 del 2012, ha inserito le parole “nonché agli enti di previdenza di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509 e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103” ed ha soppresso le parole “qualora non siano in possesso dei requisiti per il diritto al trattamento pensionistico”.

A seguito della predetta modifica, l’articolo 1, comma 239, della legge n. 228 del 2012 prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2017, “…i soggetti iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi, e degli iscritti alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonché agli enti di previdenza di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509 e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, che non siano già titolari di trattamento pensionistico presso una delle predette gestioni, hanno facoltà di cumulare i periodi assicurativi non coincidenti al fine del conseguimento di un’unica pensione”.

L’articolo 1, comma 195, lettera b), della legge n. 232 del 2016 ha sostituito il secondo periodo dell’articolo 1, comma 239, della legge n. 228 del 2012 con il seguente: “La predetta facoltà può essere esercitata per la liquidazione del trattamento pensionistico a condizione che il soggetto interessato abbia i requisiti anagrafici previsti dal comma 6 dell’articolo 24, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214,, e il requisito contributivo di cui al comma 7 del medesimo articolo 24, ovvero, indipendentemente dal possesso dei requisiti anagrafici, abbia maturato l’anzianità contributiva prevista dal comma 10 del medesimo articolo 24 adeguata agli incrementi della speranza di vita ai sensi dell’articolo 12 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, nonché per la liquidazione dei trattamenti per inabilità e ai superstiti di assicurato deceduto”.

1.1 Pensione di vecchiaia in cumulo

A decorrere dal 1° gennaio 2017, la facoltà di cumulo di cui al citato comma 239 può essere esercitata per conseguire la pensione di vecchiaia anche dai soggetti in possesso dei requisiti per il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una delle gestioni di cui al predetto comma 239.

In tali casi la pensione non può avere decorrenza anteriore al 1° febbraio 2017.

Resta fermo che la titolarità di un trattamento pensionistico diretto a carico di una delle gestioni di cui al citato comma 239 – tra le quali le Casse professionali – preclude l’esercizio della facoltà di cumulo.

1.2 Pensione anticipata in cumulo

A decorrere dal 1° gennaio 2017, la facoltà di cumulo di cui al citato comma 239 può essere esercitata per conseguire la pensione anticipata con il requisito contributivo di cui all’articolo 24, comma 10, del decreto legge n. 201 del 2011, convertito dalla legge n. 214 del 2011, adeguato agli incrementi della speranza di vita, ai sensi dell’articolo 12 del decreto legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, che di seguito si riporta.

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Nel determinare l’anzianità contributiva posseduta dall’assicurato, ciascuna gestione tiene conto delle regole del proprio ordinamento vigenti alla data di presentazione della domanda.

Ai fini del conseguimento del trattamento pensionistico in parola è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente.

Il predetto trattamento pensionistico decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda di pensione in cumulo e comunque non prima del 1° febbraio 2017.

1.3 Pensione indiretta ai superstiti in cumulo

A decorrere dal 1° gennaio 2017, la facoltà di cumulo di cui al citato comma 239 può essere esercitata dai superstiti per conseguire la pensione indiretta, anche nel caso in cui, al momento della morte, il dante causa risulti in possesso dei requisiti per il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una delle gestioni di cui al predetto comma 239.

In tali casi, la facoltà di cumulo in parola può essere esercitata dai superstiti per i decessi avvenuti dal 1° gennaio 2017 e la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso del dante causa.

Resta fermo che la titolarità in capo al dante causa di un trattamento pensionistico diretto a carico di una delle gestioni di cui al citato comma 239 – tra le quali le Casse professionali – preclude l’esercizio della facoltà di cumulo da parte dei superstiti

1.4 Trattamenti di inabilità in cumulo

A decorrere dal 1° gennaio 2017, la facoltà di cumulo di cui al citato comma 239 può essere esercitata per conseguire i trattamenti di inabilità anche dai soggetti in possesso dei requisiti per il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una delle gestioni di cui al predetto comma 239.

In tali casi, la decorrenza dei trattamenti di inabilità è attribuita secondo i criteri vigenti nella gestione nella quale il lavoratore è iscritto al momento del verificarsi dello stato inabilitante.

Si precisa che in presenza di contribuzione esclusivamente nel Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti (FPLD) e nelle Gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi, l’interessato può conseguire la pensione di inabilità ai sensi del predetto comma 239, tenuto conto che il possesso dei requisiti per il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una delle gestioni di cui al predetto comma 239, in applicazione della legge n. 613 del 1966, non preclude l’esercizio della facoltà di cumulo in parola.

Resta fermo che in caso di mancato esercizio della facoltà di cumulo di cui al predetto comma 239, trova applicazione il comma 240 dell’articolo 1 della legge n. 228 del 2012 secondo le indicazioni fornite al punto 2 del messaggio n. 7145 del 2015.

Resta ferma la possibilità per gli interessati di chiedere, ove ne ricorrano le condizioni, la pensione di inabilità in totalizzazione, con il computo previsto per gli iscritti alla gestione separata o con il cumulo di cui al decreto legislativo n. 184 del 1997, con applicazione della relativa disciplina.

2. Valutazione della contribuzione estera. Titolarità di pensione estera.

In merito alla valutazione della contribuzione estera ai fini del diritto alle prestazioni di vecchiaia, anticipata, inabilità e superstiti in regime di cumulo, nonché alla titolarità da parte del richiedente il cumulo di una pensione estera, trovano applicazione, ove compatibili, le istruzioni dettate con messaggio n. 1094/2016.

In particolare, ai fini del conseguimento delle citate prestazioni pensionistiche in regime di cumulo, può essere considerata utile anche la contribuzione estera maturata in Paesi a cui si applicano i Regolamenti comunitari di sicurezza sociale ovvero in Paesi extracomunitari legati all’Italia da Convenzioni bilaterali di sicurezza sociale che prevedono la totalizzazione internazionale. In tali casi, ovviamente, il cumulo sarà possibile solo se risulti perfezionato in Italia il minimale di contribuzione richiesto per l’accesso alla totalizzazione, previsto dalla normativa comunitaria (52 settimane) o dalla singole Convenzioni bilaterali.

Gli effetti della contribuzione estera devono essere valutati una sola volta, con riferimento alle singole gestioni italiane. Nel caso in cui il diritto a pensione, avvalendosi della totalizzazione della contribuzione estera , venga perfezionato in più gestioni, dovrà essere attribuito all’interessato il trattamento più favorevole.

La contribuzione estera deve essere considerata, ai fini del diritto alle sopracitate prestazioni in cumulo, anche nelle ipotesi in cui abbia già dato luogo alla liquidazione di una pensione estera.

Si evidenzia, infine, che la titolarità di un trattamento pensionistico estero non preclude la possibilità di avvalersi del cumulo, come da citato messaggio n. 1094/2016.

3. Gestione delle domande di pensione in cumulo

Le domande di pensione in cumulo presentate entro il 31 dicembre 2016 e non ancora definite dai soggetti:

– in possesso dei requisiti prescritti dalle disposizioni vigenti al 31 dicembre 2016, devono      essere esaminate alla luce delle predette disposizioni;

– non in possesso dei requisiti prescritti dalle disposizioni vigenti al 31 dicembre 2016,            devono essere esaminate alla luce delle disposizioni vigenti al 1° gennaio 2017 e dei                chiarimenti forniti con la presente circolare.

Le domande di pensione in cumulo presentate dal 1° gennaio 2017 devono essere esaminate alla luce delle disposizioni vigenti al 1° gennaio 2017 e dei chiarimenti forniti con la presente circolare.

In tutti i predetti casi le domande presentate da soggetti che risultino in possesso di periodi assicurativi presso le Casse professionali, non dovranno essere respinte ma tenute in apposita evidenza in attesa delle relative istruzioni.

4. Rinuncia alla domanda di pensione in totalizzazione

L’articolo 1, comma 198, della legge n. 232 del 2016ha previsto che i soggetti titolari di più periodi assicurativi che consentono l’accesso al trattamento pensionistico previsto all’articolo 1, comma 239, della legge n. 228 del 2012 a seguito delle modifiche introdotte dal comma 195 del citato articolo 1, che hanno presentato domanda di pensione in totalizzazione ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2006, anteriormente al 1° gennaio 2017 ed il cui procedimento amministrativo non si sia ancora concluso, possono, previa rinuncia alla domanda di pensione in totalizzazione, accedere al trattamento pensionistico in cumulo.

La rinuncia alla domanda in totalizzazione può essere effettuata anche dai superstiti di assicurato.

5. Recesso dalla ricongiunzione di cui agli articoli 1 e 2 della legge n. 29 del 1979

L’art. 1, comma 197, della legge n. 232 del 2016 dispone che: “Per i casi di esercizio della facoltà di ricongiunzione di cui agli articoli 1 e 2 della legge 7 febbraio 1979, n. 29, da parte dei soggetti, titolari di più periodi assicurativi che consentono l’accesso al trattamento pensionistico a seguito di quanto previsto all’articolo 1, comma 239, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, per effetto delle modifiche introdotte dal comma 195 del presente articolo, sono consentiti, su richiesta degli interessati, il recesso e la restituzione di quanto già versato, solo nei casi in cui non si sia perfezionato il pagamento integrale dell’importo dovuto. La restituzione di quanto versato è effettuata a decorrere dal dodicesimo mese dalla data della richiesta di rimborso in quattro rate annuali, non maggiorate di interessi. Il recesso di cui al presente comma non può, comunque, essere esercitato oltre il termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge e nei casi in cui abbia già dato titolo alla liquidazione del trattamento pensionistico”.

La disposizione in esame introduce una particolare norma transitoria con riferimento ai soli soggetti titolari di più periodi assicurativi che hanno perfezionato i requisiti prescritti dall’articolo 1, comma 239, della legge n. 228 del 2012 entro il 1° gennaio 2017 e che hanno accettato un provvedimento di ricongiunzione ex lege n. 29 del 1979. Per i predetti soggetti, in caso di rinuncia alla domanda di ricongiunzione effettuata entro il 1° gennaio 2018 la restituzione delle quote di onere di ricongiunzione versate avviene a decorrere dal dodicesimo mese dalla data di richiesta di rimborso, in quattro rate annuali, non maggiorate di interessi.

Tale modalità di rimborso si applica nei casi di recesso dalla ricongiunzione richiesta ai sensi degli articoli 1 o 2 della legge n. 29 del 1979 sia dagli iscritti alle gestioni private che dagli iscritti alle gestioni pubbliche dell’Inps.

Per “titolari di più periodi assicurativi che consentono l’accesso al trattamento pensionistico in cumulo” si intendono coloro che hanno perfezionato entro il 1° gennaio 2017 i requisiti anagrafici e contributivi richiesti dall’articolo 1, comma 239 della legge n. 228 del 2012, come modificato dalla legge n. 232 del 2016.

Il recesso in argomento può essere manifestato sia in forma esplicita, presentando apposita istanza in tal senso, sia attraverso il semplice comportamento omissivo nel pagamento delle rate di onere (interruzione dei pagamenti). La quota di onere versato ex lege n. 29 del 1979 è rimborsato a domanda degli assicurati.

Atteso il citato carattere transitorio, la suddetta normativa non si applica:

– ai recessi dalla ricongiunzione avvenuti successivamente al 1° gennaio 2018;

– ai soggetti che non hanno perfezionato i requisiti per l’accesso al trattamento                          pensionistico in cumulo entro il 1° gennaio 2017;

– e comunque nei casi di recesso dalla ricongiunzione intervenuto entro il 31 dicembre              2016.

Nelle ipotesi di cui ai punti precedenti continuerà ad applicarsi la disciplina ordinaria fin qui applicata.

Resta confermato che coloro che hanno pagato integralmente l’onere di ricongiunzione non possono comunque recedere dalla ricongiunzione allo scopo di ottenere la restituzione di quanto versato. Del pari, non è oggetto di recesso la ricongiunzione che abbia dato luogo alla liquidazione di una pensione, sebbene su di essa vengano compiute trattenute a titolo di rate d’onere di ricongiunzione.

L’esercizio della facoltà di ricongiunzione, di recesso e di restituzione non preclude di per sé il cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti di cui al citato articolo 1, comma 239, della legge n. 228 del 2012, al ricorrere dei prescritti requisiti.

Il comma 197, dell’articolo 1 della legge n. 232 del 2016 in esame si riferisce espressamente alle sole ipotesi di ricongiunzione ex lege n. 29 del 1979; sono quindi  escluse dal suo campo di applicazione le ricongiunzioni esercitate ai sensi della legge n. 45 del 1990.

6. Termini di pagamento delle indennità di fine servizio

Come accennato in premessa, il comma 196 dell’articolo 1 della legge n. 232 del 2016, prevede una particolare decorrenza dei termini di pagamento delle indennità di fine servizio comunque denominate spettanti al personale dipendente dalle amministrazioni di cui agli articoli 1, comma 2, e 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonché a quello dipendente dagli enti pubblici di ricerca, che si avvale della facoltà di cumulo dei periodi assicurativi utili ai fini pensionistici.

Per il personale che cessa dal servizio usufruendo di tale facoltà, il termine di pagamento applicabile al relativo trattamento di fine servizio o di fine rapporto sarà quello ordinario previsto dall’articolo 3, comma 2, del decreto legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge n.140 del 1997, ovvero la prestazione sarà pagabile non prima di dodici mesi decorrenti dal compimento, da parte dell’interessato, dell’età anagrafica prevista dall’articolo 24, comma 6, del decreto legge n. 201 del 2011, convertito dalla legge n. 214 del 2011 e non dalla cessazione del rapporto di lavoro da parte dello stesso.

In tale fattispecie, pertanto, l’indennità di fine servizio comunque denominata verrà corrisposta agli aventi diritto dopo dodici mesi, ed entro i successivi novanta giorni, decorrenti dal raggiungimento del requisito anagrafico previsto per la pensione di vecchiaia dal vigente ordinamento.

Il Direttore Generale

Gabriella Di Michele