A 11,5 anni i mezzi di Trentino trasporti vanno in pensione?


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Nel settembre 2015 la FIT-CISL inviava al quotidiano l’Adige un comunicato stampa in cui si evidenziava che la Provincia Autonoma di Trento, nel bando di gara per l’affidamento di parti del trasporto pubblico provinciale, poneva come requisito minimo di disporre un invecchiamento del parco macchine non superiore ai 10,5. Mazzurana, letto il bilancio aziendale, rilevava che il parco macchine della controllata Trentino trasporti esercizio S.p.A. aveva (mediamente) 11 anni e si chiedeva (e con lui tutto il Direttivo FIT-Cisl) se questo dato avrebbe dovuto preoccupare i lavoratori dell’azienda.

Il titolo dato dal quotidiano al comunicato stampa “LA PROVINCIA FA FUORI LA TRENTINO TRASPORTI” destò tanto clamore che la PAT, a mezzo stampa, dovette smentirne il contenuto rassicurando che era intenzione della governance sbloccare gli investimenti prospettati (30 milioni) e provvedere a riallineare il parco macchine della controllata agli standard richiesti dai bandi.

Nonostante alcuni interventi marginali nello svecchiamento del parco rotabile, i dati riportati nel nuovo bilancio la situazione peggiora. L’età media del parco rotabile arriva oggi a 11,5 anni.

Nell’articolo sopra menzionato si faceva notare che se gli investimenti per lo svecchiamento del parco rotabile non fossero ripresi il danno economico sarebbe diventato importante.

Con il consueto gioco dello “scarica barile” apprendiamo ora che il ritardo nell’operazione di svecchiamento del parco macchine sembrerebbe dovuto a problemi nella gestione dell’appalto di acquisto, fatto per nulla consolante.

L’azienda per cui lavoro non solo deve lottare per ottenere i finanziamenti necessari allo svecchiamento dei mezzi, ma anche per far si che i soldi stanziati possano essere spesi.

Questi ritardi si traducono in danni economici probabilmente sottovalutati: tardando l’acquisto di nuovi mezzi si causa l’ulteriore innalzamento del parco rotabile disponibile, “errore” peraltro già commesso negli anni passati.

La nostra preoccupazione, dopo la disdetta unilaterale degli accordi di secondo livello (per non aumentare i costi standard per quanto concerne il personale viaggiante), è che tali costi aggiuntivi sicuramente avranno ripercussioni sui costi standard di esercizio.

Ma questa volta, sia ben chiaro, non sarà il personale dipendente a doverli pagare!

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