Baggia&Facchin ancora “sotto”: non furono diffamati da Claudio Taverna


Alla stampa locale sembra essere sfuggita una notizia che i tifosi della buona gestione del denaro pubblico attendevano da tempo.

Sul quotidiano “Trentino Libero” si riporta la sentenza della Corte d’appello che riconferma di fatto la sentenza del Tribunale di Trento che scagionava Claudio Teverna per aver pubblicato un articolo, ai due poco gradito, dal titolo: “Trentino trasporti: idrogeno che passione”. Evidentemente il riesumare i bus ad idrogeno non ha avuto gli stessi effetti della gita a Roma di Padre Pio.

Riporto comunque l’articolo integrale che potrete trovare anche all’url: http://www.trentinolibero.it/cronaca/cronaca/cronaca-di-trento/10109-baggiaafacchin-ancora-sotto-non-furono-diffamati-da-claudio-taverna.html

Baggia&Facchin ancora “sotto”: non furono diffamati da Claudio Taverna

La Corte d’appello conferma la sentenza del Tribunale di Trento e condanna Baggia&Facchin

Anche in secondo grado, i vertici di Trentino Trasporti, presidente (avv. Monica Baggia) e vicepresidente (dottor ing. Ezio Facchin) non trovano ” soddisfazione” e si vedono confermare la sentenza di condanna del Tribunale di Trento.

I due non avevano gradito l’articolo del Direttore Claudio Taverna dal titolo emblematico: ” Trentino Trasporti: idrogeno che passione!” pubblicato lo scorso 30 settembre 2014.

Confermando la sentenza del Tribunale, la Corte d’appello mette in luce, evocando la giurisprudenza di merito della Suprema Corte e della Corte europea, nell’articolo in questione tre punti:

  1. il requisito della verità dei fatti;
  2. l’utilità sociale dell’informazione;
  3. la forma civile dell’esposizione dei fatti.

Non solo.

La Corte sottolinea come ” determinate situazioni ben potevano essere smentite con altrettante e contrapposte argomentazioni: cosa che non è stata fatta”.

La Corte, inoltre, afferma che il ” collegamento “strumentale” rimarcato dalla giurisprudenza è palese ed è rappresentato da ingenti spese per automezzi non funzionanti da tempo, senza giustificazione plausibile alcuna, e dal ruolo rivestito dall’ing. Facchin.”

La Corte scarta impietosamente anche la tesi sostenuta dagli appellanti che gli acquisti (bus all’idrogeno) sarebbero stati “deliberati” dalla Provincia, mentre Trentino Trasporti avrebbe dato solo esecuzione e si chiede – la Corte – quale ruolo debba avere il presidente di un Ente così importante se non ha ” nemmeno il potere di manifestare il suo dissenso”.

Infine, la Corte demolisce anche un’altra tesi sostenuta, che Facchin&Baggia non sono dei politici. Per la Corte, invece, lo sono, quantomeno in senso lato, sia perché nominati da un Ente politico (Provincia), sia perché ” svolgenti funzioni di interesse collettivo e di utilità sociale quali il trasporto pubblico”.

Le spese di causa seguono la soccombenza. Facchin&Baggia dovranno versare a Claudio Taverna 6.615,00 euro + 15% spese generali, + accessori di legge per la difesa brillantemente sostenuta dall’avv. Nicola Benvenuto del Foro di Trento.

Claudio Taverna ha così commentato: ” la Corte d’appello ha constatato la verità dei fatti narrati e la loro civile esposizione. Di conseguenza, professionalità e correttezza dell’informazione, emergono con incontrovertibile evidenza. Il tentativo di tapparci la bocca, con la richiesta di uno spropositato risarcimento (60 mila euro), è fallito. In attesa che la politica avvii la commissione d’indagine, la cui proposta istitutiva giace da troppo tempo nei cassetti del consiglio provinciale, la nostra “attenzione” sulla Trentino Trasporti continuerà con rinnovato vigore!”

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