Trotta condannata per il “caso” skibus


L’azienda romana perde la causa con l’autista che al “Trentino” aveva rivelato come il suo contratto fosse «tutto sballato»

di Luca Pianesi

28 agosto 2015

TRENTO. Trotta Bus Service condannata a pagare a Mirko Eros Calella l’equivalente di venti mensilità. La condanna è arrivata negli scorsi giorni da parte del Tribunale del Lavoro di Trento e risulta essere una condanna piena visto che l’autista (per sue stesse dichiarazioni) aveva lavorato “solo” per un mese per l’azienda di trasporti romana sui mezzi Skibus. Il giudice, però, ha ritenuto Trotta dolosa nel suo comportamento di non portare mai in giudizio il contratto di assunzione dell’autista e quindi ha accolto il suo ricorso spiegando che «a questo punto il suo rapporto di lavoro deve considerarsi a tempo indeterminato sicché, come ritenuto dal ricorrente, si è in presenza di un vero e proprio licenziamento illegittimo». Questi i fatti: il 5 aprile dell’anno scorso sul Trentino riportavamo le vicende di un autista pugliese Mirko Calella Cosimo che aveva fatto servizio sui mezzi skibus di Trotta Bus in Paganella. Era stata quella la prima volta che l’azienda di trasporti romana vinceva l’appalto in Trentino (poi lo ha rivinto anche quest’anno e compete al Consorzio trentino autonoleggiatori il futuro appalto di servizio scuolabus che al momento è stato confermato al Cta solo per un anno) e in quella stagione invernale avevamo dato conto dei tanti disservizi e problemi tecnici che avevano avuto i mezzi romani in tutta la provincia. Mirko Calella, quindi, ci aveva raccontato la sua esperienza a bordo di un mezzo che aveva preso fuoco in corsa, delle ruote estive montate d’inverno, di svariati disservizi legati al suo mezzo e dello strano caso del suo contratto: Calella lamentava lavoro in nero, straordinari pagati meno di quanto dovuto, applicazione di un modello di contratto superato, risalente al 2006, paga base inferiore a quanto previsto. Sono questi gli elementi che avevano spinto il Sindacato di base multi categoriale (Sbm) di Trento ad aprire una vertenza sindacale contro Trotta bus. Al Trentino Calella raccontava: «La mia busta paga era tutta un pasticcio piena di storture e di voci strane. Io ho lavorato tutti i giorni (dal 14 febbraio al 15 marzo ndr), comprese le domeniche, per 10 ore, no stop. Il che vuol dire quasi 2 ore e mezzo di straordinari al giorno che praticamente non mi sono stati pagati». E poi c’erano 10 giorni guidati senza contratto (la firma gli è stata fatta mettere dai responsabili di Trotta bus solo il 25 febbraio retrodatando l’inizio del servizio fino al 15 febbraio) e uno, spiegava Daniel Agostini dell’Sbm che aveva seguito la pratica, il primo (il 14 febbraio), fatto eseguire direttamente in nero. Il giudice del lavoro di Trento ha chiesto a Trotta, in giudizio, di esibire il contratto “della discordia” e l’azienda romana s’è rifiutata. A quel punto il giudice ha dato ragione in toto all’autista. «Accoglie il ricorso – si legge nella sentenza – dichiara l’illegittimità del licenziamento e condanna Trotta Bus a pagare a Mirko Calella 5 mensilità della retribuzione globale di fatto (…) e l’indennità sostitutiva della reintegrazione pari a 15 mensilità». Insomma qualcosa intorno ai 40 mila euro. E pensare che all’epoca Trotta aveva replicato agli articoli del Trentino dicendo che Calella era solo «in cerca di fama».

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